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Patto Germania-Italia per la crescita

ROMA — Qualcosa si sta muovendo. Ne è convinto Mario Monti alla vigilia della trasferta che lo vedrà oggi a Bruxelles per l’European Business Summit. Già era emerso dai contatti sia informali che ufficiali, a vario livello, che non sono mai mancati dopo il vertice italo-tedesco del marzo scorso. Ma ieri ne ha avuto la conferma dal comunicato del portavoce di Angela Merkel, che ha parlato di asse con Roma «per la crescita», costruito «negli incontri preparatori del consiglio europeo di giugno», il vertice che dovrà per forza avere come primo punto all’ordine del giorno il rilancio dell’economia del nostro continente. E, sempre ieri, dalla stessa Cancelliera tedesca che ha applaudito il presidente della Bce, Mario Draghi, proprio sulla necessità di una crescita che passi «attraverso riforme strutturali».
In altre parole, in un momento delicatissimo per l’Europa, con la crisi che non trova soluzioni a breve termine e il quadro politico condizionato dal ballottaggio per le presidenziali francesi che potrebbe dare l’addio definitivo all’asse Merkel-Sarkozy, si registrano i primi effetti del pressing che ha come obiettivo un più ampio coinvolgimento di Berlino sui temi della crescita. Un’azione che viene portata avanti da più Paesi, ma che vede l’Italia in prima fila dopo la lettera di febbraio proprio per rilanciare la crescita, firmata da dodici governi, ma non dalla Francia e dalla Germania. Quando il portavoce della Merkel parla di «incontri» si riferisce a quelli tra il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi e il consigliere diplomatico della Cancelliera, Nikolaus Meyer-Landrut, che si sono svolti anche pochi giorni fa e che hanno registrato aperture della Germania proprio su quelle «riforme strutturali» per la crescita che potrebbero un giorno entrare addirittura nei trattati europei e diventare vincolanti al pari del Fiscal compact. Una novità di rilievo che viene paragonata da alcuni all’impatto che potrebbero avere gli Eurobond.
Lo fa pensare anche la recente lettera di sette Paesi europei, che questa volta oltre all’Italia vede presenti significativamente anche la Francia e la Germania, a favore di un migliore utilizzo dei fondi strutturali. E altri segnali fanno pensare alla possibilità che si arrivi nelle prossime settimane ad un impegno di Berlino per una maggiore apertura del mercato interno tedesco, che costituirebbe un pesante incentivo alla crescita. Certo, senza mai abbandonare la linea del rigore. Monti sa bene che la Germania non accetterebbe mai un cedimento su questo fronte — del resto lui stesso ha parlato ieri di «crescita» accompagnata dal necessario «rigore» — e per questo saranno importanti le scelte che farà il futuro presidente francese (ieri Hollande ha parlato di «modifiche» al Fiscal compact, se verrà eletto, ma da giorni nel suo partito molti frenano sulle sue reali intenzioni). E del resto le pressioni per interventi sulla crescita già da ora vengono anche dal Parlamento italiano: una risoluzione sul Def di Pdl-Pd-Terzo Polo, in calendario oggi alla Camera, impegna il governo a destinare alla crescita 8-9 miliardi di euro, cioè l’avanzo di bilancio ipotizzato per il 2013.

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