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Patto di ferro della Ue: più risorse e strumenti per assumere i giovani

Un patto per la crescita e il lavoro. Dopo gli sforzi sul risanamento di bilancio e la ricerca della stabilità finaziaria, la Ue è pronta per far decollare la “fase 3”. Un cambio di rotta con una virata verso l’economia reale – chiesto a gran voce dal governo Letta – che sarà effettuato giovedì 27 e venerdì 28 giugno dai leader europei a Bruxelles. Pronti a schierarsi in prima linea per cercare rimedi condivisi contro la piaga della disoccupazione, che affligge 26,5 milioni di persone nei Ventisette, di cui oltre 5 milioni hanno meno di 25 anni, ma anche per ridare ossigeno alle Pmi, volàno per la ripresa. La cassetta degli attrezzi in via di definizione (una nuova bozza verrà discussa al Consiglio Affari generali di domani) conta già sei possibili strumenti. A giocare un ruolo chiave sarà la Banca europea per gli investimenti, pronta a unire le forze con i fondi Ue. Ma il ventaglio di opportunità riguarderà il tesoretto della Youth Guarantee e le risorse strutturali per il 2014-2020, nuove formule di apprendistato su modello tedesco (European Alliance for Apprenticeship) misure per favorire la circolazione dei lavoratori, fino al miraggio della riduzione del cuneo fiscale.
La Commissione Ue e la Bei portano in dote una strategia per contrastare il credit cruch. Bruxelles è pronta a mettere sul piatto 10 miliardi di fondi strutturali del pacchetto 2014-2020 e 420 milioni provenienti dal bilancio dei fondi per la competitività e l’innovazione Cosme e Horizon 2020. A questo si aggiungeranno le risorse della Banca del Lussemburgo, forte dell’aumento di capitale da 10 miliardi che ne ha aumentato la potenza di fuoco. José Barroso e Werner Hoyer chiederanno il mandato politico dei leader Ue a focalizzarsi su uno o più dei tre strumenti proposti: garanzie per prestiti bancari alle Pmi o cartolarizzazioni per liberare gli istituti di credito dai crediti inesigibili in cambio di nuove risorse per i “piccoli”. E una terza opzione, con una maggiore diversificazione del portafoglio e una condivisione del rischio a livello europeo. L’obiettivo, su cui Barroso gode del pieno appoggio del vicepresidente Antonio Tajani (si veda l’intervista a fianco) è cercare di convogliare il più presto possibile queste risorse con il massimo effetto leva, che potrebbe arrivare fino a 100 miliardi.
Fondi Ue per le imprese, ma anche per interventi diretti a sostegno dell’occupazione. Dopo l’accordo raggiunto la settimana scorsa tra Europarlamento, Consiglio e Commissione Ue, saranno disponibili già per il 2014-2015 i 6 miliardi della “garanzia per i giovani” (per l’Italia tra 400 e 600 milioni). Potenzialmente la dote è ben più ampia se si pensa ai circa 80 miliardi destinati al Fondo sociale europeo per l’intera Ue per i prossimi sette anni (e circa 9 miliardi per il nostro Paese), anche se le cifre sono ancora oggetto di limature. Il governo italiano punta a sottolineare nella dichiarazione finale del vertice l’impegno forte e condiviso nella lotta alla disoccupazione e cercherà di porre l’accento sulle misure concrete. A Roma gli occhi sono puntati soprattutto sulla Youth guarantee e sull’esigenza di destinare le nuove risorse della Bei verso Pmi che generano posti di lavoro.
«Dal vertice – sottolinea Erminia Mazzoni, membro della commissione sviluppo regionale dell’Europarlamento e relatore del pacchetto coesione – mi aspetto una strategia seria. La garanzia per i giovani è uno spot, mentre servirebbe un pacchetto che includa lo svincolo del cofinanziamento dal Patto di stabilità, l’azione congiunta di fondi regionali e Fondo sociale europeo, aiuti alle imprese in forma di defiscalizzazione degli oneri, incentivi contro il precariato». Secondo Fabio Fois, Southern European Economist di Barclays «è una buona notizia che per la prima volta venga dedicato un vertice Ue alla lotta alla disoccupazione. Ma al di là dell’effetto annuncio l’unico segnale forte in grado di scuotere davvero il mercato del lavoro sarebbe un credito fiscale alle assunzioni che possa essere scorporato dal calcolo del deficit, una sorta di golden rule per il lavoro giovanile».

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