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Patto di famiglia, utilizzo ampio – Effetti allungati grazie alla gestione transitoria di un terzo

di Luciano De Angelis  


Il patto di famiglia può estendere i propri effetti anche a epoca successiva rispetto al decesso del disponente. Tutto ciò attraverso una sorta di gestione transitoria del patrimonio di famiglia che per un determinato lasso temporale potrà essere gestito da un terzo gestore, privo di vincoli parentali (o di affinità) con il disponente. È quanto prevede l'art. 8 del dl «sviluppo» attraverso il quale si modificano gli art. 768-bis, quater e sexies del codice civile e si abroga l'art. 768-septies, in merito al patto di famiglia.

Il problema del legittimario incapace di agire. In Italia recenti stime di matrice bancaria evidenziano come circa il 68% degli imprenditori italiani hanno manifestato l'intenzione di lasciare la propria azienda a un familiare. Di contro, due aziende su tre scompaiono entro 5 anni dal passaggio dalla prima alla seconda generazione, mentre solo il 20% delle imprese arriva alla terza generazione. Una stima della Commissione europea, evidenzia fra il 5 e il 15% il numero delle imprese familiari che sopravvive alla terza generazione.

Uno dei problemi del patto di famiglia era individuabile nella seguente situazione: il proprietario dell'azienda voleva, delegare ai propri legittimari proprietà e gestione dell'impresa, ma questi, per varie ragioni non erano nella situazione di potersi «accollare l'azienda e la relativa gestione». Si pensi alla situazione di un padre (o madre) colpito da malattia, con figli ancora minorenni (legittimario incapace di agire), oppure una situazione in cui seppur maggiorenni l'imprenditore non aveva ben chiaro, all'epoca del trasferimento, quale fra i suoi discendenti poteva avere le caratteristiche e le qualità per una idonea successiva gestione della impresa.

La delega alla gestione dell'azienda o delle partecipazioni. È allo scopo di superare detti problemi che il decreto sviluppo, attraverso una rilevante modifica all'art. 768-bis c.c., prevede che attraverso il contratto l'assegnatario (ciò il discendente designato a succedere all'imprenditore) possa ricevere la titolarità dell'azienda o delle partecipazioni alla scadenza di un termine (ad esempio il compimento dell'età di 30 anni) o al verificarsi di una condizione sospensiva non retroattiva (per esempio, conseguimento di un titolo di studio ed esperienza triennale nell'azienda).

Il termine e la condizione sospensiva, con conseguente concreto trasferimento dei beni all'assegnatario, potrebbero scadere o realizzarsi, in vita del disponente o successivamente al decesso di quest'ultimo.

A seguito di tale di assegnazione cartolare, ma non effettiva, il discendente virtualmente assegnatario, non potrà gestire l'azienda o le partecipazioni che saranno «pro tempore» affidate ad un terzo gestore. Nel periodo eventualmente intercorrente tra la morte dell'imprenditore e l'accettazione del beneficiario ovvero tra la morte dell'imprenditore e la scadenza del termine o il verificarsi della condizione sospensiva, l'azienda o le partecipazioni societarie nonché i relativi frutti andranno, evidentemente a costituire un patrimonio autonomo e distinto a tutti gli effetti da quello del terzo. Su tale patrimonio non sono ammesse azioni dei creditori del terzo o nell'interesse degli stessi. Il terzo gestore inoltre, dovrà amministrare l'azienda o le partecipazioni societarie e i relativi frutti secondo le indicazioni contenute nel contratto, attenendosi, nel caso in cui fossero previste, alle direttive del disponente, dovrebbe gestire l'azienda o le partecipazioni con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico ed evitando situazioni di conflitto di interessi. Il terzo, gestore inoltre, dovrà render conto del suo operato all'assegnatario.

La scelta del discendente assegnatario. Ulteriore rilevante novità è introdotta nel terzo comma dell'art. 768-bis c.c., laddove si prevede che l'imprenditore o il (titolare delle partecipazioni) potrà delegare la scelta dell'assegnatario al terzo soggetto dallo stesso scelto ai fini della gestione temporanea.

La ratio della norma potrebbe essere la seguente: il terzo delegato alla gestione dell'azienda viene affiancato per un determinato periodo di tempo dai figli dell'imprenditore. In questo periodo lo stesso terzo gestore potrebbe meglio comprendere le specifiche attitudini dei giovani alla gestione dell'impresa e quindi, al termine del periodo prestabilito, delegare la stessa a quello ritenuto più meritevole o imprenditorialmente capace.

Da evidenziare come la scelta dell'assegnatario potrà riguardare sia i figli nati che quelli nascituri (concepiti o da concepire), dell'imprenditore o del titolare delle partecipazioni, stante lo specifico richiamo al primo comma dell'art. 784 c.c. Tale scelta potrebbe essere parzialmente «orientata» dal disponente, al quale viene concesso di indicare al gestore più persone o soggetti appartenenti a determinate categorie nei limiti, si legge nell'articolato, di quanto disposto dall'art. 784, comma 1 c.c. Tale previsione fa ritenere, che la norma in commento (in tema di donazione a nascituri) debba intendersi interpretata in senso restrittivo, cioè, limitando pur sempre i nascituri, ai discendenti del disponente, ma includendo sia i figli concepiti al momento del patto che quelli da concepire. Tale interpretazione potrebbe, ad esempio, prevedere che il disponente possa scegliere che l'azienda (o le partecipazioni) possa (possano) essere devoluta (devolute) esclusivamente ai figli di sesso maschile (o femminile), oppure, limitando la scelta ai nascituri, o, infine, ritenendo i figli non idonei a gestire l'azienda, indirizzare la scelta del terzo gestore fra due o più nipoti ecc.

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