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Patto di blocco per Mediobanca

Mediobanca apre il dossier sulla governance. Ieri il board che si è riunito a Milano nel pomeriggio ha esaminato più di dieci punti di tipo tecnico. Tra questi, secondo quanto si apprende, si sarebbero valutate anche le disposizioni di Banca d’Italia che fissa come data ultima per l’applicazione delle nuove disposizioni in materia di governo societario il 30 giugno del 2017. Un percorso, dunque, che rispetto alle previsioni iniziali concede alle banche un adeguamento più graduale. Tant’è che piazzetta Cuccia sarebbe pronta a rivedere l’intero impianto della governance in due passaggi. Nei prossimi mesi si procederà a introdurre volontariamente quelle modifiche che non richiedono di mettere mano allo statuto. Saranno così perfezionati tutti gli adeguamenti possibili che non necessitano del nulla osta dell’assemblea straordinaria, mentre i vincoli statutari resteranno validi per un altro mandato del board, inclusa la previsione che a presiedere il comitato esecutivo sia il presidente del cda. Ieri, secondo quanto si apprende, sarebbero state fornite solo le prime indicazioni sul tema. Ma lo stesso sarà approfondito il 4 luglio, quando il board, come ricordato ieri da Tarak Ben Ammar, tornerà a riunirsi.
Se per la governance l’iter sarà dunque più lungo del previsto, diverso l’accordo parasociale. Il patto di sindacato di Mediobanca dovrebbe riunirsi intorno a metà luglio per iniziare ad esaminare eventuali modifiche. Una successiva riunione è poi attesa a settembre quando si definiranno le liste dei candidati per il rinnovo del cda. Le liste – spiegano le fonti – saranno fatte sulla base delle nuove regole del patto se nel frattempo sarà stata trovata un’intesa. Mediobanca dovrà infatti rinnovare anche il consiglio di amministrazione, in scadenza a ottobre, dove è scontata la riconferma del vertice attuale rappresentato dall’ad Alberto Nagel e dal presidente Renato Pagliaro. Probabilmente si procederà in prima battuta a uno snellimento del board che si ridurrà dai 23 componenti attuali a 17-18, sopra il minimo statutario di 15. Non cambiando lo statuto, resterà solo uno il posto riservato alla lista di minoranza. Oggi la minoranza in cda è rappresentata dalla Fondazione Carisbo, che ha quasi il 3%, ma poichè il flottante è ormai salito al 70% e quasi la metà del capitale è in mano agli investitori esteri è probabile che i fondi riescano a entrare in consiglio. Inoltre potrebbe aumentare il peso degli indipendenti, che già oggi devono essere almeno un terzo del board.
Quanto al patto, che resterà un accordo di blocco e non di consultazione, ieri il vicepresidente dell’istituto, Dieter Rampl, ha sottolineato che «sarà un patto più leggero» e si è augurato che le consultazioni sul nuovo accordo si concludano entro fine estate («Spero di sì»). Sembra poi assai probabile l’abolizione della distinzione nel patto dei tre gruppi rappresentati da banche, imprese e soci esteri, anche se ieri il vicepresidente di Mediobanca ha sottolineato che il tema è «ancora oggetto di discussione». Se si dovesse andare in questa direzione cambierà comunque la rappresentanza del patto in cda, predominando una rappresentanza che tenga conto del criterio proporzionale alle quote possedute: le maggiori partecipazioni fanno capo a UniCredit (8,66%), Vincent Bolloré (6%) e Mediolanum (3,38%).

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