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Patto Arpe-Palladio, scalata a Fonsai

di Sergio Bocconi

MILANO — Si scalda sempre di più la partita Fonsai: Palladio finanziaria sale al 5% e la Sator rende noto di aver rastrellato il 3%. La holding veneta e il gruppo di Matteo Arpe hanno poi siglato ieri un patto di consultazione che non prevede intese o obblighi sul voto ma si «fonda sul comune interesse a sostenere il piano di ricapitalizzazione» della compagnia.
Le comunicazioni sono arrivate ieri pomeriggio dopo che il titolo Fondiaria-Sai aveva «ballato» per l'intera seduta alternando perdite e guadagni e chiudendo con un rialzo del 2,55% fra scambi pari al 7% del capitale. A questo punto Palladio ha la possibilità di salire fino al 10% e Sator fino al 5% senza dover dare ulteriori informazioni a regolatore e mercato.
L'asse tra la finanziaria d'investimenti guidata da Roberto Meneguzzo e Giorgio Drago e il gruppo di Arpe può riaprire dunque una partita che sembrava chiusa con l'accordo tra i Ligresti e Unipol e il progetto destinato a costituire con una maxifusione fra Unipol assicurazioni, Fonsai, Milano e Premafin un polo assicurativo da 20 miliardi di premi.
Quali sono gli obiettivi degli aderenti all'accordo di consultazione? Per ora è noto solo il «comune interesse» a sostenere il piano di ricapitalizzazione di Fonsai, già stabilito in 1,1 miliardi e obbligatorio, considerate le perdite stimate per oltre un miliardo e il margine di solvibilità crollato al 75%, bel al di sotto delle soglie regolamentari. Il rafforzamento patrimoniale, sollecitato da una lettera di Mediobanca e «richiesto» dall'Isvap, non è dunque in discussione. Piazzetta Cuccia ha già raccolto gli impegni preliminari per il consorzio di garanzia, all'interno però del piano (promosso dalla stessa banca d'affari) Unipol-Fonsai.
Non è chiaro tuttavia al momento cosa significhi per il nuovo asse sostenere la ricapitalizzazione. Cioè se si intenda partecipare all'interno del quadro già delineato dall'accordo Ligresti-Unipol oppure se, in occasione dell'assemblea di metà marzo per deliberare l'aumento, si voglia proporre un disegno alternativo. In questo secondo caso l'obiettivo richiederebbe disponibilità ben superiori a quelle già investite, anzitutto per salire oltre il 20% e costituire una minoranza di blocco in assemblea, e in secondo luogo per attuare la fase due: l'acquisto di controllo e l'aumento sarebbero realizzabili investendo cifre vicine a 1,5 miliardi. Un piano simile renderebbe necessaria non solo una cordata più estesa, ma in teoria anche il sostegno di un partner, bancario o assicurativo. Italiano o estero.
In attesa di conoscere sviluppi e disegni, finanziari o industriali, all'interno di Palladio qualche dissenso viene manifestato su un'operazione letta sul mercato come sfida ad Alberto Nagel e Federico Ghizzoni. Pier Francesco Saviotti, consigliere delegato del Banco Popolare, creditore di Premafin e socio della holding veneta con circa il 9%, sottolinea che l'istituto «è in totale sintonia con Mediobanca e Unicredit nel favorire il buon esito dell'operazione Unipol-Fonsai, soluzione che garantisce tutti gli attori in campo». In relazione poi a rumor di coinvolgimento di De Agostini, dal gruppo arriva una smentita senza riserve («voci senza fondamento»). E Giovanni Perissinotto, group ceo di Generali che qualche scenario ha indicato in sostegno a Palladio (socio indiretto del Leone con il 3,6% anche con Crt), ieri ha dichiarato: «La nostra estraneità rispetto a iniziative assunte dai nostri singoli azionisti è ovvia e totale».
 

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