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Patto antievasione Ue-San Marino

Nomi, indirizzi e numeri identificativi dei non residenti titolari di conti correnti a San Marino, d’ora in avanti saranno trasmessi periodicamente ed automaticamente dall’autorità fiscale del Titano a quelle dei paesi dell’Unione europea.
Ue e San Marino hanno infatti firmato un accordo contro l’evasione fiscale che sancirà la fine del segreto bancario tra le due aree. Dal 2017, gli Stati dell’Unione riceveranno nomi, indirizzi e altre informazioni di carattere finanziario dei loro residenti con conti correnti a San Marino. E viceversa San Marino riceverà informazioni dei suoi cittadini con conti in uno dei 28 Stati Ue.
Per Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, l’accordo«è un ottimo esempio delle nuove norme per la trasparenza globale sulle questioni fiscali e riflette la determinazione di San Marino per la loro attuazione. Sia la Ue che San Marino hanno dimostrato la loro volontà di contrastare l’evasione fiscale internazionale».
Bruxelles, peraltro, nei mesi scorsi ha sottoscritto un’intesa analoga con la Svizzera e sta portando avanti negoziati con Andorra e con il Principato di Monaco. Lo scorso 3 dicembre è arrivato poi il via libera del Parlamento dell’Unione europea all’accordo con il Liechtenstein. In questo caso entro il 2018, le autorità fiscali degli Stati membri e del Liechtenstein si scambieranno automaticamente i dati sui conti dei rispettivi residenti, inclusi quelli relativi al saldo di fine anno, agli interessi e dividendi corrisposti, nonché ai proventi derivanti dalla cessione di attività finanziarie.
Tutti questi accordi sono in linea con lo standard globale sullo scambio automatico di informazioni promosso dal G20 ed elaborato dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), il cosiddetto Crs ( Common reporting standard), al quale attualmente hanno già aderito 96 Paesi, tra cui le principali piazze finanziarie tradizionalmente considerate off–shore che ha messo fine sostanzialmente al segreto bancario internazionale. Le nuove misure di trasparenza e tax compliance adottate in ambito Ue sono state recepite per garantire l’applicazione di un unico standard conforme a quello globale Crs (direttiva 2014/107/Ue). In quest’ottica è stata abrogata la direttiva 2003/48/Ce (cosiddetta direttiva risparmio) con una risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015.
Il Crs prevede, appunto, l’identificazione della clientela non residente e la relativa segnalazione alla propria autorità fiscale che a suo volta scambierà queste informazioni con le autorità fiscali estere di riferimento.
Il protocollo Ue-Liechtenstein, d’altro canto, risulta essere uno strumento più ampio del Crs in quanto contiene un ambito oggettivo più ampio nonché la previsione di uno scambio informativo su richiesta tra le autorità fiscali competenti, tenuto conto di alcune clausole di salvaguardia a tutela dei reciproci impianti normativi e di riservatezza dei dati scambiati.
L’Italia ora dovrà recepire il contenuto di queste intese. Per quanto concerne il Crs, gli obblighi sono già stati introdotti dalla legge di ratifica 95/2015 dell’accordo intergovernativo sottoscritto tra Italia e Stati Uniti per l’implementazione di Fatca (The foreign account tax compliance act), la normativa statunitense che prevede l’identificazione e la segnalazione all’autorità fiscale americana dei soggetti statunitensi che investono per il tramite di intermediari finanziari italiani, mentre si attende entro fine anon il varo decreto attuativo.
A partire dal 2016, banche, fiduciarie, società di gestione del risparmio e altri intermediari saranno tenuti a identificare tutti i soggetti non residenti, acquisendo da ciascuno un’attestazione di residenza fiscale e il relativo codice fiscale.

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