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Patronati, la maternità costa

Costerà non più di 24 euro rivolgersi al Patronato per farsi seguire una pratica di accredito figurativo di contributi o di richiesta al comune dell’assegno per più di tre figli. A stabilirlo, tra l’altro, è il decreto 16 settembre del ministero del lavoro che individua le prestazioni erogate dagli istituti di patronato e assistenza sociale che sono escluse dal finanziamento pubblico e per le quali, di conseguenza, è possibile richiedere il pagamento del servizio ai cittadini utenti. Il provvedimento è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 14 novembre scorso.

Prestazioni a pagamento. Le prestazioni dei patronati sono ordinariamente gratuite per gli utenti, perché finanziate da un contributo diretto da parte dello stato che ne attinge le risorse dal gettito contributivo di Inps e Inail. L’art. 13 della legge n. 152/2001, in particolare, stabilisce che per il finanziamento delle attività dei patronati relative al conseguimento in Italia e all’estero di prestazioni in materia di previdenza o di carattere socio-assistenziale, comprese quelle in materia di emigrazione e immigrazione, si provvede, secondo specifici criteri di ripartizione (ossia l’attribuzione di punteggio a ogni singola prestazione), mediante il prelevamento dell’aliquota dello 0,226% sul gettito dei contributi previdenziali obbligatori incassati da tutte le gestioni amministrate da Inps e Inail. In deroga a tale principio, la stessa legge n. 152/2001 individua alcune prestazioni che, escluse dal predetto finanziamento, possono essere pagate dall’utenza al patronato a degli enti pubblici beneficiari. Le prestazioni, quelle gratuite e quelle per le quali è possibile per il patronato richiedere il pagamento del servizio, sono indicate nelle tabelle A, C e D allegate al regolamento approvato dal dm n. 193/2008 (come successivamente modificato prima dal dm 20 febbraio 2013 e poi dal dm 8 maggio 2014). Quelle classificate a punteggio zero sono le prestazioni non coperte dal contributo pubblico. Per tali prestazioni, il recente decreto stabilisce che l’importo del contributo (ossia il prezzo) che il patronato può richiedere agli utenti per l’erogazione non può essere superiore a euro 24. In ogni caso, stabilisce inoltre il decreto, resta fermo che le attività rientranti nell’ambito delle professioni (ex art. 2229 del codice civile) possono essere svolte esclusivamente dagli iscritti negli appositi albi o elenchi.

Contributo più alto per l’online. La legge n. 228/2012 (legge stabilità 2013) ha previsto che, se le prestazioni vengono erogate in modalità telematica, il patronato ha diritto a una maggiorazione del contributo statale, attribuita attraverso il riconoscimento di un ulteriore punteggio di 0,25. A tale proposito, il decreto appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale stabilisce che, qualora il patronato ricorra a una convenzione con il ministero del lavoro che preveda l’erogazione di un contributo in caso di erogazione delle prestazioni, la maggiorazione per la modalità telematica non spetta.

Attività di intermediazione. Gli istituti di patronato, ancora, possono svolgere attività di intermediazione (art. 6 del dlgs n. 276/2003) mediante la raccolta dei curricula dei potenziali lavoratori, la preselezione e costituzione di banche dati, la promozione e gestione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, l’effettuazione, a richiesta del committente, delle comunicazioni conseguenti alle assunzioni avvenute a seguito dell’attività d’intermediazione, l’orientamento professionale, la progettazione ed erogazione di attività formative finalizzate all’inserimento lavorativo. Tutte queste attività, stabilisce infine il recente decreto, vanno «espletate presso i locali degli Istituti di patronato e di assistenza sociale, tenuto conto della struttura organizzativa prevista» e «l’attività di intermediazione è resa al di fuori dell’orario di lavoro con l’osservanza di un orario di apertura al pubblico non inferiore a sei ore settimanali».

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