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Patrimoni con più forza

Ace (aiuto crescita economica) rafforzata per il 2021, senza meccanismi di rideterminazione temporale ed utilizzabile come credito di imposta compensabile senza limiti di importo e che può essere ceduto. L’effettivo utilizzo potrà essere di fatto immediato, dal giorno successivo all’evento che incrementa il patrimonio netto, ferma restando la necessità di presentare una apposita istanza all’amministrazione finanziaria. Sono queste le indicazioni che possono essere ricavate da una delle disposizioni contenuta nella bozza del dl sostegni bis (si veda ItaliaOggi del 4/5/2021). La logica è quella di premiare le capitalizzazioni delle imprese che saranno effettuate nel corso di quest’anno in una ottica più generale di rilancio dell’economia. In linea generale, va ricordato che attualmente il meccanismo di applicazione dell’Ace segue le seguenti regole:

· si determina l’incremento del patrimonio netto rispetto a quello esistente al 31 dicembre 2010, non considerando l’utile dell’esercizio,

· si effettua il confronto con il patrimonio netto contabile;

· si calcola la detassazione del reddito moltiplicando la variazione in aumento o il patrimonio netto laddove minore per il coefficiente di remunerazione che attualmente è pari all’1,3%

In relazione agli incrementi che formano la base Ace, le principali fattispecie sono ovviamente i conferimenti in denaro, che vengono assunti pro rata temporis, l’accantonamento dell’utile a riserva che rileva dall’inizio dell’esercizio nonché le eventuali rinunce ai crediti da parte dei soci (anche in questo ultimo caso dalla data di rinuncia). La base di riferimento deve essere depurata delle riduzioni del patrimonio netto con attribuzione, a prescindere dal titolo, ai soci o partecipanti. Delineato in modo sintetico il funzionamento dell’agevolazione, il dl sostegni bis interviene su più fronti:

· il primo aspetto riguarda il rendimento nozionale che, per gli incrementi del 2021 (ovvero per gli incrementi relativi al periodo di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2020), rileva con un coefficiente del 15 per cento e con un limite massimo comunque molto rilevante pari a 10 milioni di euro ed indipendentemente dall’ammontare del patrimonio netto risultante dal bilancio di esercizio. Per le eventuali eccedenze rispetto ai 10 milioni di euro, il coefficiente rimarrebbe comunque pari all’1,3 per cento;

· il secondo intervento è riferito all’ambito di applicazione temporale. In tal senso, si afferma che tutti gli incrementi patrimoniali rileverebbero comunque per l’intero esercizio superando dunque il concetto di pro rata temporis prima esaminato.

L’aspetto che merita di essere maggiormente sottolineato appare però essere quello correlato alla possibilità alternativa di utilizzo dell’Ace come credito di imposta, il che consente di fatto un uso in via anticipata dell’agevolazione. In fatto, il credito in questione è pari a quanto emerge applicando alla percentuale di rendimento nozionale l’aliquota Ires od Irpef in vigore al 31 dicembre 2020. Sempre con riferimento al credito, la norma precisa:

· che può essere utilizzato in compensazione senza limiti di importo e può essere oggetto di cessione;

· a condizione che sia presentata una apposita istanza all’agenzia delle entrate e sin dal giorno successivo a quello del conferimento o della rinuncia dei soci ai crediti ovvero dalla adozione della delibera che dispone l’accantonamento a riserva dell’utile dell’esercizio. Tale indicazione, ovviamente, discende dal fatto che non si rendono più applicabili i criteri pro rata prima esaminati ed attualmente vigenti con riferimento ad alcune fattispecie.

Coerentemente, la disposizione normativa disciplina poi una serie di meccanismi di ricalcolo successivo dell’agevolazione nelle ipotesi in cui il patrimonio netto sia diminuito per effetto di eventi diversi da quello delle perdite di esercizio con riferimento specifico all’ipotesi in cui l’agevolazione in questione sia stata utilizzata sotto la forma del credito di imposta. Posto che il lasso temporale preso in considerazione dalla norma è il biennio successivo al 2021, il primo step di verifica riguarda proprio la situazione esistente alla fine del 2021. Si afferma, infatti, che nel caso in cui l’Ace sia stata utilizzata come credito di imposta, laddove la differenza tra la variazione in aumento del capitale proprio riferita al periodo di imposta 2021 e quella riferita al 2020 sia inferiore agli incrementi sui quali si è usufruito del credito, il credito in questione è restituito in proporzione a tale minore importo. Stesso meccanismo, di fatto, è previsto in relazione al monitoraggio che dovrà essere effettuato nei periodi di imposta 2022 e 2023. Peraltro, un meccanismo di restituzione dell’agevolazione opera anche nel caso in cui l’utilizzo della stessa sia quello ordinario e ciò, di tutta evidenza, manifesta la volontà del legislatore di premiare investimenti in imprese che abbiano un carattere di stabilità.

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