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Patent box, una ultramaratona

Sul patent box ormai è una ultramaratona.

Non solo la corsa entro il 31 dicembre2015 per inoltrare le istanze e assicurarsi l’accesso all’agevolazione sulla base imponibile legata a marchi e brevetti già con riferimento all’anno di imposta 2015. Ora si è nel pieno della fase dell’integrazione delle domande per essere compliant con le richieste dell’amministrazione finanziaria e non vedersi respinti le istanze light inoltrate.

I tempi sono ristretti anche alla luce dei vari adempimenti legati alla chiusura dell’esercizio quali chiusure di bilancio. E’ questa la fotografia che Ey ha scattato in esclusiva per ItaliaOggi con una prima disamina sul patent box.

I dati. Nei casi considerati da Ey di una fetta dei 4500 che hanno inviato fino al 31 dicembre le istanze all’Agenzia delle entrate coesistono realtà completamente diverse. Spiega a ItaliaOggi Massimo Bellini, Partner Studio Legale Tributario Ey che «hanno optato per l’agevolazione imprese di dimensioni completamente diverse: dalle multinazionali (con fatturato di miliardi) alle Pmi (con fatturato di qualche decina di milioni)”. Sui tempi di scelta emerge che l’opzione è stata consapevolmente esercitata in alcuni casi senza aver potuto completare le analisi: per valutare a pieno i pro e contro dell’agevolazione «dati i tempi particolarmente stretti ed i primi chiarimenti diffusi tra novembre e dicembre la scadenza del 31/12 è stata compresa dalle imprese solo nelle ultime settimane dell’anno», osserva Francesco Leone, seniormanager, Studio Legale e Tributario Ey, «Le istanze light sono state presentate in alcuni casi senza un’analisi approfondita di convenienza e valutazione della propria situazione rispetto ai beni immateriali agevolabili».

La corsa. La genericità delle istanze è stata concessa dall’Agenzia delle entrate e in questo modo ha consentito di assolvere velocemente ai primi adempimenti. In particolare nelle istanze light si è preferito in alcuni casi indicare tutto ciò che è potenzialmente agevolabile, riservandosi di fare gli opportuni approfondimenti nelle fasi successive Per paura di non riuscire a beneficiare dell’agevolazione sin dall’esercizio 2015 alcune imprese hanno provveduto ad inviare opzione ed istanza light senza supporto dei consulenti.

La parte del leone, spiega a ItaliaOggi, Bellini «già a partire dal 2015 l’hanno fatta le imprese che detengono in proprietà o in uso, i marchi. Ciò» riflette Francesco Leone «è ovviamente una conseguenza delle incertezze legate ai Beps-action5».

Attualmente gli occhi di imprese e professionisti sono puntati ad aprile quando, a seconda della data dell’invio, scadranno i 120 giorni tassativi consentiti dal fisco per il perfezionamento dell’istanza. «Al momento le maggiori incertezze, anche per i consulenti, riguardano soprattutto i metodi e i criteri di valutazione. Gli scenari potrebbero essere molto complessi ma è evidente che, soprattutto per garantire un contraddittorio snello con l’Agenzia alla luce delle numerosissime istanze ricevute, occorrerà trovare e concordare delle regole di discussione e principi chiari e condivisi ma che comunque non dovranno essere semplicistiche, altrimenti si rischia che esse possano sminuire la portata dell’agevolazione per molti contribuenti», valuta Massimo Bellini

Quello che sta a cuore alle imprese è comprendere se tirando le somme di costi e valutazioni il gioco valga la candela. Potrebbe infatti accadere, che alla fine del percorso di valutazione e analisi il quantum dell’agevolazione non dia i benefici attesi, anche alla luce dei costi spesi per il processo ed i tempo e risorse dedicate. Per capire, infatti, quanto si riesce ad ottenere in termini di beneficio fiscale non si può fare un calcolo forfettario ma occorre effettuare analisi (fiscali, legale, aziendalistiche) ed approfondimenti specifici che solo se conclusi possono fornire al contribuente un quadro della propria situazione rispetto all’agevolazione.

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