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Patent box, si parte dal valore del bene

Identificare un valore del bene immateriale è il presupposto di base per poter ottenere il Patent Box. Lo dice l’Oiv (l’Organismo italiano di valutazione) che ha predisposto una guida per arrivare a valutare se le imprese ottengono utili dagli intangibili in loro possesso. Il lavoro è utile per le imprese che vogliono iniziare a valutare la loro situazione per decidere se accedere entro il 31 dicembre al sistema agevolato che porterà a un risparmio del 50% delle imposte. Oiv sottolinea che «tutte le imprese hanno un logo e un nome, ma ciò non significa che il loro marchio costituisca un bene immateriale». Richiamando la Guida Ocse in materia si rileva che non è sufficiente la presenza di costi di sviluppo o di comunicazione per poter sostenere che un bene intangibile può contribuire al reddito d’impresa. Oiv sottolinea che «sostenere spese pubblicitarie non significa disporre di un marchio, sostenere spese di ricerca e sviluppo non significa disporre di tecnologia». Questi diventano beni intangibili, quindi idonei ai fini dei beni ammissibili, se il marchio e la tecnologia sono in grado di generare benefici netti differenziali. Solo in quel caso producono reddito. Ne consegue che il primo passo da fare è la verifica della capacità del bene immateriale di generare benefici economici. Se non può generare reddito, dunque, il bene è inutilizzabile ai fini del calcolo del Patent box. Per definire questo aspetto Oiv rileva che il valore di un bene è considerato tale in funzione di tre elementi: i flussi di cassa netti attesi; la vita utile residua del bene; il tasso di sconto che coincide con il rendimento normale del capitale. Oiv ha predisposto un elenco di elementi che possono agevolare questa ricerca. Tra questi, richieste da parte di soggetti terzi indipendenti di prendere in concessione l’uso del bene; richieste di acquisto della società che detiene il bene immateriale a prezzi superiori rispetto al valore contabile delle attività materiali nette (c.d. tangible book value) o nel caso di società quotate capitalizzazione di borsa superiore al valore contabile delle attività materiali nette; transazioni di mercato aventi per oggetto beni immateriali comparabili; concessioni in uso del bene usato internamente ad altre società all’interno dello stesso gruppo di imprese; iscrizione in bilancio dei beni immateriali acquisiti da terzi da parte dell’impresa che li possiede; vantaggi dell’impresa che detiene il bene immateriale in termini di costi rispetto alla concorrenza; redditività superiore a quella di società comparabili che non dispongono di beni immateriali comparabili. Le imprese, una volta identificato il bene immateriale che ha un valore, devono definire quanto questo incide sul reddito. Solo su questo valore potrà essere calcolato il Patent box. Diverse sono le metodologie per attivare a questa determinazione, Oiv ne identifica quattro: relief from royalty (muove dal presupposto che il beneficio economico del bene immateriale coincide con il tasso di royalty che il beneficiario pagherebbe a un terzo per l’utilizzo del marchio); excess earnings (il calcolo dell’utile emerge per differenza fra il reddito del contribuente tolto il reddito determinato da tutti gli altri beni materiali e immateriali che l’impresa utilizza); without-benchmarking (criterio di comparazione che considera il reddito dell’impresa attuale e il reddito che poteva ottenere senza il bene immateriale); reddito implicito (la capacità di produrre reddito è stimata muovendo dal valore di mercato del bene e dalla sua prospettiva di vita. Presuppone che il ben abbia intrinsecamente un valore).

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