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Patent box, opzione ancora al buio

Opzione per il patent box ancora al buio. A meno di due mesi dalla fine dell’anno le imprese che intendono aderire al regime di tassazione agevolata su marchi, brevetti e altri know how non possono ancora procedere. Manca all’appello il provvedimento delle Entrate (previsto dall’articolo 4 del Dm attuativo Mef-Sviluppo economico del 30 luglio scorso). Solo dal periodo d’imposta 2017 la scelta può essere effettuata in dichiarazione dei redditi mentre per i primi due anni di vita della detassazione è necessaria una comunicazione ad hoc secondo forme e modalità disciplinate dall’Agenzia. Un passaggio importante perché l’opzione vale per cinque periodi d’imposta a partire da quello in cui è stata comunicata, è irrevocabile ed è rinnovabile. Di fatto, incide sulle decisioni di investimento e sulla programmazione del carico fiscale delle aziende interessate. Strettamente connesso all’opzione ci sono due altre questioni: una di carattere più operativo e l’altra legata al quadro normativo di riferimento.
Da un lato, infatti, l’opzione è efficace dal periodo d’imposta in cui è presentata l’istanza di ruling, quindi anche questa domanda andrebbe presentata entro fine anno per sfruttare la detassazione già dal 2015. Anche su questo punto mancano istruzioni. Tra l’altro il Dm attuativo faceva riferimento all’articolo 8 del Dl 269/2003. La norma è stata abrogata dal decreto legislativo sull’internazionalizzazione (Dlgs 147/2015), quindi è verosimile ritenere che la procedura sarà quella degli accordi preventivi per le imprese con attività internazionale anche se, proprio per la specificità del patent box, qualche adattamento sembra non solo opportuno ma addirittura necessario. A cominciare dall’eliminazione del requisito soggettivo dell’attività internazionale (richiesto per questo tipo di ruling), passando poi per la definizione dei contenuti dell’istanza e senza dimenticare quali potrebbero essere i risvolti di una mancata condivisione da parte del fisco in relazione alle caratteristiche dell’intangible (ossia del bene immateriale) che consente l’accesso alla detassazione o ancora cosa succede se non si raggiunge un accordo con le Entrate.
Dall’altro lato, poi, c’è l’incognita legata alle raccomandazioni Ocse contenute nel rapporto Beps (Base erosion and profit shifting) che delineano una limitazione dell’agevolazione. In particolare l’Action 5 chiede che siano esclusi marchi e know how (fatta eccezione per quello delle imprese di minori dimensioni per le quali però è richiesta la certificazione di un soggetto indipendente), con un meccanismo di uscita graduale per garantire fino al 2021 il regime a chi ha esercitato l’opzione entro fine giugno 2016. In questo senso andavano le norme inserite in una delle prime bozze circolate del Ddl di Stabilità che, tra l’altro, avrebbero impedito di scegliere il patent box sui marchi commerciali dal 1° luglio 2016 e avrebbero escluso la rinnovabilità per le opzioni effettuate nel 2015 e fino al 30 giugno 2016. Anche alla luce del pressing del ministero dello Sviluppo economico (si veda quanto anticipato dal Sole 24 Ore del 17 ottobre), la parte relativa al patent box è stata stralciata dal testo della Stabilità consegnato all’esame del Parlamento.
A questo si aggiungono problemi da superare in via interpretativa (magari attraverso una circolare delle Entrate). A cominciare da come vanno trattate le perdite maturate nel periodo di imposta: gli operatori si interrogano se il «rosso» può essere scomputato dal reddito d’impresa o se esiste una qualche forma di limitazione.
Ma ci sono anche altre questioni che stanno emergendo nei convegni sul tema e su cui è sempre più sentita l’esigenza di un chiarimento in tempi rapidi. Ad esempio c’è l’incognita legata alla corretta gestione dei costi che vengono riaddebitati all’interno dei gruppi societari. O ancora i fronti relativi alle spese di ricerca e sviluppo: è il caso della presenza o meno di un livello minimo di “uscite” sostenute per accedere all’agevolazione o quali voci siano incluse o escluse dall’attività di R&S (basti pensare ai costi di campionario per il tessile o quelli di informazione scientifica per il farmaceutico).

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