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Patent box, l’opzione non è vincolante

Istanze semplificate, ma niente proroga per i ruling sul patent box. Con un provvedimento e una circolare diffusi ieri, l’agenzia delle Entrate ha reso noto il contenuto delle istanze di accordo preventivo previste dalla normativa sul patent box. I contribuenti avranno 120 giorni di tempo per integrare le domande presentate, documentando le modalità di calcolo dell’agevolazione. Nel caso di risultati negativi, la detassazione potrà effettuarsi solo dall’anno in cui il bene immateriale produrrà un reddito, dopo la preventiva compensazione delle perdite precedenti. Non è infine elusiva l’operazione straordinaria con cui si passa da un utilizzo diretto a una concessione a terzi dell’uso dell’intangible.
Ruling entro il 31 dicembre
L’operazione patent box si arricchisce del tassello mancante. Le Entrate, con il provvedimento e la circolare 36/E di ieri, hanno infatti stabilito gli elementi che dovranno essere riportati nelle istanze di ruling, la cui presentazione costituisce condizione di efficacia dell’opzione. Non sono state disposte proroghe con riguardo all’anno 2015, sicché, entro il prossimo 31 dicembre, le imprese interessate, oltre a trasmettere telematicamente l’opzione, dovranno spedire l’istanza che dà il via alla procedura di accordo preventivo. Nel diffuso caso di ruling avente ad oggetto la quantificazione del reddito agevolabile derivante dall’utilizzo diretto del bene immateriale, per il quale il ruling è obbligatorio, oltre a individuare i beni immateriali e l’eventuale vincolo di complementarietà, si dovranno illustrare le attività di ricerca e sviluppo e, soprattutto, indicare metodi e criteri di calcolo del reddito agevolabile. In relazione a questi metodi, né il provvedimento né la circolare forniscono peraltro nuovi spunti interpretativi, limitandosi a ribadire che ci si dovrà attenere alle linee guida Ocse sui transfer price degli intangibles.
Fermi restando i termini di efficacia dell’opzione, legati come detto all’invio dell’istanza entro il 31 dicembre, la documentazione di supporto di quanto riportato nelle istanze stesse, unitamente a memorie esplicative e integrative, potrà pervenire alle Entrate anche successivamente, ma comunque entro 120 giorni dall’invio. In pratica si consente l’invio di una istanza per così dire “prenotativa”, di contenuto molto scarno, rinviando gli elementi del ruling a una ulteriore trasmissione da effettuare entro aprile.
Opzioni senza rischi
Le Pmi potranno omettere di indicare nell’istanza i metodi di determinazione del contributo del bene immateriale alla formazione del reddito; l’individuazione di tali criteri e, dunque, il calcolo dell’imponibile agevolabile saranno dunque stabiliti direttamente in sede di contraddittorio.
Sul tema, assai dibattuto in queste settimane, del rischio di opzioni al buio, cioè esercitate prima di avere elementi sull’esito delle istanze, la circolare 36/E precisa, mitigando le preoccupazioni degli operatori, che se non dovesse poi risultare conveniente operare alcuna detassazione nel modello Unico, non vi saranno conseguenze fiscali per le imprese (fermi restando, aggiungiamo, gli oneri professionali e amministrativi che è comunque necessario sostenere per avviare il procedimento). Di fatto, in questi casi, l’opzione si intenderà come non esercitata. Un altro aspetto problematico, non affrontato dalla legge, riguarda l’esistenza di perdite, anziché di redditi, derivanti, dopo l’opzione, dall’uso del bene immateriale. La circolare chiarisce che se il reddito ascrivibile all’intangible (ricavi derivanti dall’uso del bene meno costi a esso attribuibili) è negativo, la detassazione è rinviata all’esercizio in cui il bene produce invece un risultato positivo. Negli anni seguenti, le perdite, che nel frattempo avranno concorso in via ordinaria alla determinazione dell’imponibile complessivo, dovranno essere preventivamente portate a riduzione del reddito agevolato prima di calcolare la detassazione.
Fusioni senza abuso
La circolare 36/E chiarisce infine che nel caso di fusioni, scissioni e conferimenti di azienda, il subentro dell’avente causa nel regime già avviato dalla incorporata o scissa non può essere messo in discussione, in base al divieto di abuso del diritto, neppure se l’operazione serve a transitare da un uso diretto del bene (con ruling obbligatorio) a uno soltanto indiretto (con ruling solamente facoltativo). Ciò nel presupposto che la società svolga attività sostanziale in ricerca e sviluppo.

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