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Patent box, la carica dei 700

Dal momento di esercizio dell’opzione al trattamento fiscale delle perdite derivanti dall’utilizzo del bene immateriale, dai contenuti dell’istanza di ruling alle modalità di calcolo del reddito detassabile. È in pieno svolgimento la campagna di valutazioni sulla convenienza del patent box, il regime agevolativo sui redditi derivanti dall’utilizzo delle proprietà intellettuali (Ip) introdotto dalla legge n. 190/2014 e ancora in attesa di vedere completato il quadro di attuazione. L’interesse delle aziende è forte, al punto che si stimano in almeno 700 le imprese pronte all’opzione, ma i dubbi operativi restano altrettanto significativi, a poco più di un mese dalla scadenza per «prenotare» l’agevolazione già sul 2015. Una certezza, però, sembra esserci: vista la complessità tecnica della materia, delle modalità di calcolo del reddito riconducibile allo sfruttamento dell’Ip e della necessità di avviare un ruling in caso di utilizzo diretto, i costi accessori (consulenze professionali, servizi di tracking and tracing dei costi e dei ricavi legati ai singoli Ip) rischiano in molti casi di superare il beneficio economico per i più piccoli. Va ricordato però che le pmi con fatturati fino a 50 mln potranno contare su alcune semplificazioni procedurali, da definire, che dovrebbero consentire una riduzione dei costi.

Il ruling. Nel caso di utilizzo diretto dell’Ip da parte dell’impresa la procedura per determinare il reddito agevolabile è particolarmente complessa e passa obbligatoriamente dal contraddittorio con l’Agenzia delle entrate. Sia la norma primaria sia il dm 30 luglio 2015 fanno riferimento all’articolo 8 del dl n. 269/2003, che disciplina il ruling di standard internazionale. Tale disposizione è stata però abrogata dal dl n. 147/2015 e le regole dei nuovi «accordi preventivi» trasfuse nell’articolo 31-ter del dpr n. 600/1973. Il passaggio si completerà con un provvedimento che l’Agenzia delle entrate dovrà emanare entro il 5 gennaio 2016. Ma il patent box non può aspettare: anche stante la particolarità della materia e la necessità di pervenire a un’intesa in tempi più rapidi rispetto agli accordi ordinari, l’Agenzia emanerà nei prossimi giorni regole ad hoc per quanto riguarda contenuti e modalità (si veda ItaliaOggi del 21 novembre scorso).

Il timing. Un altro tema interessa il momento di esercizio dell’opzione per il patent box. Chi vuole applicare l’agevolazione già per il 2015 dovrà trasmettere il modello al fisco entro il prossimo 31 dicembre, data entro la quale andrà anche presentata l’istanza di ruling (ove necessaria). Nonostante le rassicurazioni fornite dalle Entrate circa l’assenza di oneri documentali nella fase iniziale della procedura, il tempo stringe e mancano ancora molti elementi indispensabili per calcolare l’effettiva convenienza del bonus. Specie sotto il profilo oggettivo, dal momento che in alcuni casi l’agevolabilità dell’Ip, in base al confronto delle norme sulla proprietà industriale e fiscali, sia italiane, sia Ue, sia Ocse, è incerta. Con un’ulteriore considerazione: per il primo anno di applicazione (2015) la detassazione del reddito sarà pari al 30%, per salire al 40% nel 2016 e poi al 50% a regime dal 2017. Laddove fossero confermate le anticipazioni circa le modifiche restrittive sui marchi (opzione non rinnovabile), aderire già per il quinquennio 2015-2019 darebbe un vantaggio finanziario anticipato, ma al prezzo di perdere un’annualità di beneficio «pieno» rispetto a chi aderisce per il 2016-2020.

Le perdite. Rimane aperta pure la questione legata al trattamento fiscale delle perdite derivanti dallo sfruttamento economico del bene immateriale (ipotesi probabilmente rara nel caso dei marchi commerciali, ma non così infrequente per i brevetti). Né la legge né il decreto ministeriale prevedono nulla in proposito. Una possibilità è quella di scomputare tali risultati negativi dal reddito imponibile ordinario (ma ciò sarebbe in contrasto con l’Action 5 del progetto Beps dell’Ocse). Un’altra soluzione è il riporto in avanti dei «rossi», al fine di una futura compensazione con redditi patent box. Terzo caso potrebbe essere quello in cui per le perdite patent box valgono comunque le regole fissate dall’articolo 83 del Tuir, secondo le quali per le attività che fruiscono di regimi «di parziale o totale detassazione del reddito» le relative perdite fiscali si conteggiano nella stessa misura in cui assumerebbero rilevanza gli utili (ma secondo la dottrina inquadrare il regime di patent box in tale casistica è improprio).

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