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Patent box, i marchi restano

I marchi devono restare nel patent box. L’Italia deve avere la forza di difendere a livello internazionale le proprie scelte, che consentono alle imprese di agevolare il reddito prodotto dallo sfruttamento economico di marchi e know-how (esclusi invece dalle raccomandazioni Ocse). Questo il messaggio che imprese e professionisti lanciano al governo. E che anche il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, condivide: «È vero che l’Italia è uno dei pochi paesi che ha inserito i marchi nel patent box, ma è altrettanto vero che i marchi rappresentano quel made in Italy che costituisce la più grande ricchezza del paese; una peculiarità di cui personalmente ritengo corretto tenere conto, fermo restando che l’Agenzia applica le scelte del legislatore». Orlandi è intervenuta ieri a Milano in un convegno sul patent box, a meno di 24 ore dalla pubblicazione del provvedimento attuativo del ruling e della relativa circolare n. 36/E.

Tanti gli argomenti sul tavolo: dalle possibili modifiche restrittive in arrivo in ottemperanza all’Action 5 del progetto Beps ai contenuti delle istanze di ruling, da ulteriori emendamenti in cantiere volti a correggere qualche lacuna tecnica della normativa esistente alla tempistica per l’opzione. Orlandi ha rassicurato le imprese su eventuali ripensamenti: «Sappiamo bene che i tempi per le decisioni sono stretti e per questo abbiamo ritenuto doveroso uscire con i primi chiarimenti sui temi fondamentali», spiega la numero uno delle Entrate, «l’istanza non sarà vincolante. Anche chi non avesse terminato i calcoli di convenienza può presentare tranquillamente la domanda per il 2015 e poi completare tutti gli approfondimenti del caso».

Il tema principale al centro dei lavori è stata comunque l’agevolazione dei marchi commerciali, con la possibile marcia indietro del paese a seguito delle indicazioni Ocse. Secondo Stefano Simontacchi, managing partner dello studio Bonelli Erede, «l’Italia non deve modificare la propria posizione, sarebbe uno sbaglio sia dal punto di vista aziendale sia da quello fiscale». In ogni caso, anche qualora arrivasse il giro di vite, «l’agevolabilità dei marchi dovrebbe essere garantita fino al 2021, ossia fino al termine massimo previsto dall’Ocse, magari consentendo un rinnovo biennale a chi opta già sul 2015». Sulla stessa lunghezza d’onda Stefano Firpo, direttore generale del ministero dello sviluppo economico, che auspica «un meccanismo di proporzionalità che consenta di usare strategicamente le raccomandazioni Beps, mettendo la ricerca e sviluppo al centro della politica industriale del paese». Apprezzamenti sul patent box e richiesta di un forte impegno della politica a sostenerlo sono arrivati anche da Patrizio Bertelli, a.d. del gruppo Prada, e Sergio Dompè, presidente dell’omonimo gruppo biofarmaceutico. Mentre Giorgio Squinzi (Confindustria) sottolinea come «dalla capacità di investire in ricerca e sviluppo passa il rilancio della nostra economia».

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