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Patent box e Pmi, ruling facilitati

Ruling agevolato – ma solo nelle sedi dell’Agenzia a Roma e Milano – per le Pmi che decideranno di usufruire del Patent box, cioè la possibilità di esenzione parziale sui redditi da brevetti, marchi , disegni e formule (commerciali, scientifici e industriali).
E che, se vorranno già beneficiarne retroattivamente per il 2015, dovranno presentare l’istanza entro dicembre-gennaio. In attesa che il decreto attuativo (oggi al vaglio della Corte dei Conti ) approdi, entro fine mese, in Gazzetta ufficiale e che, a ruota, segua (pare ai primi di ottobre) la circolare tecnica delle Entrate, ieri a Milano il direttore dell’Agenzia, Rossella Orlandi, ha rassicurato il parterre delle grandi firme del Made in Italy, aderenti alla Fondazione Altagamma, sulla volontà di rendere la prassi di un meccanismo già presente in Europa, più certa, semplice e trasparente anche per gli operatori italiani.
Con un occhio alle Pmi (quelle così definite dalla raccomandazione 2003/361/Ce) cui l’Agenzia metterà a disposizione, nelle solo sedi di Roma e Milano, 45 nuovi professionisti per accompagnarle a redigere la documentazione, in sede di ruling, in tempi certi e senza errori. «Opzione da esercitare quanto prima per chi intende usufruirne da subito –ha sottolineato Orlandi – quindi già tra dicembre e gennaio prossimi».
Ma alcuni nodi tecnici restano tutti ancora sul tappeto. A partire dalla stima della royalty “figurativa”. In sede di ruling – ma più banalmente di tax planning – le aziende (in particolare quelle, la stragrande maggioranza, che utilizzano direttamente i beni immateriali) devono sedersi con una quantificazione, per quanto stimata, di quanta parte di reddito derivi effettivamente dall’apporto del marchio o in generale dell’intangible, per poter usufruire della detassazione. Anche perchè a fronte di benefici di importo ancora incerto, vi saranno costi amministrativi e professionali di importo sicuramente elevato.
Insomma, se un prodotto di abbigliamento è venduto a cento euro, quale parte del prezzo deriva dalla presenza del marchio sul prodotto? Sul punto Orlandi apre a nuovi incontri tecnici e a una collaborazione fattiva con le aziende e gli operatori per colmare i dubbi.
«Escludo – ha spiegato Orlandi – il metodo che consiste nell’identificazione della royalty in misura pari alla media di quelle applicate da comparables di settore. Mentre può essere già applicato quello del raffronto diretto» tra prodotti branded (che hanno un marchio) e unbranded (privi di marchio). In tal caso il valore aggiunto potrebbe esser la differenza di prezzo tra i due.
Tuttavia, Orlandi ha ricordato anche che l’Italia è uno dei pochi Paesi che ha deciso di estendere la misura del Patent box anche ai marchi, di cui, dalla moda al food, è leader indiscusso.
Per questo una eventuale quantificazione preventiva dei componenti positivi di reddito con riferimento ad aliquote o range di percentuali è una questione estremamente delicata, perchè potrebbe spostare molto il baricentro del vantaggio fiscale a favore delle imprese o dell’Erario.
Resta aperto anche il capitolo della concessione in uso del marchio nei rapporti infragruppo. Le imprese chiedono che sia loro consentito, se appartenenti allo stesso gruppo, di essere considerati, per il calcolo dell’agevolazione, un soggetto unico.
Mentre ci si attende, da parte dell’Agenzia, anche una definizione maggiormente circoscritta dei costi indiretti.

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