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Il patent box è fuori controllo

Patent box fuori controllo. L’importo delle agevolazioni fiscali richieste dalle imprese su marchi, brevetti e know-how potrebbero superare anche di dieci volte quanto preventivato dal ministero dell’economia (circa 620 milioni di euro fino al 2019), rendendo di fatto inevitabile un rifinanziamento della misura. Mentre le imprese hanno completato nei giorni scorsi le pratiche per la richiesta del beneficio già per l’anno 2015, con professionisti e uffici dell’Agenzia delle entrate che si preparano a un vero e proprio tour de force con migliaia di ruling da gestire, tra gli addetti ai lavori emerge già una certezza: le somme stanziate dal governo a copertura del bonus fiscale sui beni immateriali d’impresa sono ampiamente insufficienti rispetto ai risparmi d’imposta complessivamente auspicati dalle aziende. La relazione tecnica alla legge di Stabilità per l’anno 2015 ha previsto una perdita di gettito pari a 84 milioni di euro per il 2015, a 112 milioni per il 2016 e a 140 milioni annui tra il 2017 e il 2019 (in termini di competenza). Somme che, da una rapida ricognizione effettuata da ItaliaOggi, sarebbero già superate con le richieste messe a punto da alcuni dei principali studi di Milano.

Le stime dei tecnici governativi non costituiscono però un plafond, né un tetto di spesa, a differenza di quanto avviene per altre tipologie di incentivi come i crediti d’imposta. All’amministrazione finanziaria non spetta quindi il compito di assicurare il rispetto delle previsioni di uscita, bensì solo di verificare se l’agevolazione è spettante e in che misura. Ma il tema, visti gli importi in gioco, potrebbe finire presto sul tavolo dell’esecutivo. Al punto che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, il ministero dello sviluppo economico è già al lavoro sul dossier di rifinanziamento della misura.

Il 30 maggio 2016, intanto, è scaduto il termine per la predisposizione della documentazione a supporto delle istanze di patent box presentate dalle aziende per l’anno 2015. Nella giornata di venerdì scorso si sono registrate code di professionisti presso la Direzione regionale di Milano delle Entrate. Si ricorda infatti che la competenza per la gestione delle domande presentate dalle imprese con ricavi fino a 300 milioni di euro è stata «regionalizzata», mentre l’ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali della Direzione centrale accertamento si occuperà delle istanze inoltrate da gruppi con volumi d’affari superiori.

La sede centrale dell’Agenzia si troverà così a elaborare 287 pratiche, tante quanti sono i richiedenti con fatturato oltre i 300 milioni di euro, mentre la maggior parte delle procedure sarà smaltita dalle Direzioni regionali della Lombardia (fino a 1.149 istanze), Veneto (667) ed Emilia-Romagna (598). Numeri che per quanto riguarda il 2015 potrebbero subire una riduzione strada facendo, alla luce del diritto di ripensamento di molti soggetti (soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni) che hanno presentato l’istanza a dicembre senza avere ancora una piena visibilità su costi e benefici effettivi. La circolare n. 36/E del 2015 delle Entrate ha confermato la possibilità di tirarsi indietro senza conseguenze qualora, a seguito dell’esercizio dell’opzione, non dovesse poi risultare possibile o conveniente accedere all’agevolazione. Le imprese hanno richiesto il patent box principalmente in materia di marchi (36%), seguiti da know-how (22%), brevetti (18%), disegni e modelli (14%) e software (10%).

Valerio Stroppa e Cristina Bartelli

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