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Patent box contro la pirateria

Le agevolazioni fiscali contenute nel futuro decreto sul patent box (attuativo dell’art. 7 della legge di stabilità 2015) saranno applicate anche al trasferimento dei titoli di proprietà intellettuale e agli investimenti finalizzati al mantenimento dell’innovazione difendibile e brevettabile, quindi indirizzati contro la contraffazione. Lo ha dichiarato Stefano Firpo, responsabile della segreteria tecnica dello Sviluppo economico e neodirettore generale per la politica industriale del dicastero, ospite della trasmissione di Class Cnbc, «La Stanza dei bottoni», giovedì scorso. La bozza di decreto, realizzata dalla segreteria tecnica del dicastero guidato da Federica Guidi, è stata inviata a fine marzo al ministero dell’economia per la concertazione.

Le motivazioni. L’Italia è uno degli ultimi paesi in Europa a non avere una normativa fiscale di vantaggio sulla proprietà intellettuale. Una lacuna che ha spinto molte aziende italiane a lasciare il paese o a delocalizzare parte consistente delle proprie attività a maggior valore aggiunto, per riuscire a sfruttare vantaggi fiscali che altre giurisdizioni garantivano. Di conseguenza, la nuova fiscalità di vantaggio in elaborazione nasce per motivazioni difensive. Cioè, per evitare che la concorrenza fiscale di altri paesi, alcuni dei quali anche deboli dal punto di vista industriale, eserciti nuove capacità attrattiva sulle aziende italiane. Il vantaggio fiscale previsto è consistente e sostiene chi sfrutta brevetti e marchi depositati. Rilevante è anche l’ampiezza delle attività che possono godere dell’agevolazione.

La potenza dell’incentivo. Il regime italiano offre uno sconto fiscale fino al 50% sull’imponibile Ires e Irap, applicato ad un ambito di attività vasto, capace di toccare tutte le attività legate alla brevettazione, al know how, alle formule, ai disegni industriali e, soprattutto, ai marchi commerciali. In particolare la legge di stabilità dispone l’esclusione dall’imponibile del 30% del reddito derivante dal bene agevolabile per il 2015, del 40% nel 2016 e del 50% dal 2017. Più le attività e i redditi derivanti dallo sfruttamento della proprietà intellettuale poggeranno su una reale attività di investimento nello sviluppo, nel mantenimento, nell’accrescimento di beni immateriali, più l’agevolazione fiscale cospicua. Si tratta, in sostanza, di un premio a chi localizza in Italia ricerca e sviluppo, sostenendo tali attività nel tempo. Va detto che in Europa esistono regimi anche più generosi rispetto alla defiscalizzazione del 50% (fino a una tassazione vicina allo zero dei redditi derivanti dallo sfruttamento di attività intellettuale), ma l’ampiezza delle attività agevolate è più limitata

Il meccanismo di incentivazione, spiega Firpo «passa attraverso un accordo di ruling internazionale con l’amministrazione finanziaria: l’azienda va all’Agenzia delle entrate, fa vedere la propria contabilità industriale, dimostra che quei redditi sono derivanti da quella attività di ricerca e sviluppo e ottiene lo sgravio». Di più: «Royalties o altre tipologie di contabilità anche infragruppo, di fronte a questo specchio di contabilità industriale e di fronte a un equilibrio tra i redditi derivanti da sfruttamento della proprietà intellettuale e attività di R&S, verranno premiate con l’agevolazione», aggiunge. Quindi avverte: «Voglio rassicurare le imprese: il provvedimento si chiama Patent Box, ma in realtà copre tutta l’attività di R&S destinata all’accrescimento della conoscenza dell’impresa. Conoscenza che, non necessariamente deve trasformarsi in attività di brevettazione specificamente intesa, per condurre all’agevolazione».

Ma cosa potrebbe prevedere il decreto sul patent box? Due strumenti:

– la conferma dell’esenzione (prevista dalla legge di stabilità) integrale da capital gain per le cessioni di proprietà intellettuali a condizione che i proventi di questa cessione vengano reimpiegati in nuovi beni immateriali;

– sul fronte degli investimenti, l’ipotesi di inserire nel decreto attuativo tra le spese di mantenimento del bene immateriale ricomprese tra quelle che legittimano la richiesta di sgravio fiscale, anche le spese legate alla lotta alla contraffazione, inserendo quelle attività che l’impresa fa per tutelare propri marchi e brevetti.

E su quali saranno le attività di R&S eleggibili ad agevolazione Firpo chiosa: «Il tentativo è creare la più vasta platea di attività interessate e immaginare tutte le attività legate alla ricerca fondamentale, industriale, allo sviluppo sperimentale, ai collaudi. L’obiettivo è incardinarvi il più ampio spettro di costi ammissibili, dai costi per il personale ai costi per le locazioni, gli immobili, le spese generali, fino ai costi infra ed extra muros». Su questo, però, pende la decisione del dicastero dell’economia.

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