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Patent box, calcolo per ogni «bene»

I marchi commerciali alla prova del nuovo regime di Patent box. A partire dal 2015, i titolari di reddito d’impresa possono optare per una tassazione agevolata, ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap, per i redditi derivanti dalla concessione in uso o dall’utilizzo diretto di determinati beni immateriali, inclusi i marchi commerciali.
Il beneficio, coerentemente alle indicazioni contenute nel rapporto Ocse sulla competizione fiscale dannosa, è subordinato al fatto che le imprese svolgano attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla produzione dei beni immateriali oggetto del regime agevolato. Tali attività possono essere svolte internamente o mediante contratti di ricerca stipulati con Università, enti di ricerca e organismi equiparati e società esterne purché non appartenenti al gruppo.
Uno degli aspetti che andrà chiarito nel decreto di attuazione è proprio il collegamento tra attività di ricerca e sviluppo e bene immateriale; la questione è molto significativa per i marchi commerciali in quanto una quota significativa delle spese di R&S sono riferite ai prodotti sottostanti il marchio più che al marchio stesso. Il valore del marchio, soprattutto in determinati settori tipici del made in Italy, è inscindibilmente legato ai prodotti che lo stesso rappresenta, e le spese di R&S sul prodotto si riflettono inevitabilmente sulla valorizzazione del marchio.
Il meccanismo applicativo dell’agevolazione è il seguente. Una volta individuato il reddito agevolabile, quest’ultimo va moltiplicato per il rapporto tra i costi di ricerca e sviluppo sostenuti per il mantenimento, l’accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale e i costi complessivi sostenuti per la realizzazione del bene.
Il numeratore del rapporto può essere incrementato, in misura massima del 30 per cento dei costi integralmente agevolabili, delle spese sostenute per l’acquisizione dei beni immateriali e dei costi di R&S sostenuti in outsourcing derivanti da rapporti con società del gruppo. Tale modalità di computo è in linea con quanto approvato dall’Ocse nei giorni scorsi (Oecd – Action 5: Agreement on Modified Nexus Approach for IP Regimes).
Ne deriva che se le spese con riconoscimento parziale (costi di acquisto e spese di ricerca addebitate da società del gruppo) sono pari o inferiori al 30% delle spese pienamente riconosciute (spese “qualificate”), il beneficio riconosciuto dalla norma sarà pieno (50% del reddito agevolabile, ridotto al 30 e al 40%, rispettivamente, per il 2015 e 2016); qualora, invece, tali spese dovessero eccedere tale limite, vi sarà una riduzione proporzionale del beneficio via via crescente all’aumentare di dette spese rispetto alle altre. Se, ad esempio, le spese “qualificate” sono pari a 100, i costi di acquisizione di un intangibile sono pari a 10 e i costi derivanti da rapporti con società del gruppo sono pari a 40, al numeratore del rapporto andrà indicato 130. Se, invece, le spese “qualificate” sono pari a 100, i costi di acquisizione di un intangibile sono pari a 5 e i costi derivanti da rapporti con società del gruppo sono pari a 20, al numeratore del rapporto andrà indicato 125.
Il decreto di attuazione dovrà chiarire se, come è ragionevole ritenere, il calcolo vada effettuato per ogni singolo bene immateriale per il quale si vuole fruire dell’agevolazione; andrà inoltre precisato se il calcolo vada fatto di anno in anno sommando le spese sostenute, andando a ritroso nel tempo sino all’anno in cui è iniziata l’attività di R&S. Soprattutto, il decreto dovrà stabilire quali sono le spese “qualificate” da inserire al numeratore e al denominatore del rapporto. A tale riguardo, secondo gli orientamenti dell’Ocse, da tali spese dovrebbero, ad esempio, essere escluse quelle indirette, relative agli interessi passivi e agli immobili. Al denominatore va inserito, oltre alle spese incluse nel numeratore, anche il 100% delle spese sostenute per l’acquisizione dei beni immateriali o per contratti di outsourcing stipulati con società del gruppo che, invece, al numeratore hanno il limite del 30% delle spese “qualificate”.

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