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Nuovo passo verso la rete unica Open Fiber: il 40% a Macquarie

Il consiglio di amministrazione dell’Enel dà mandato all’ad Francesco Starace di andare avanti con la vendita al fondo australiano Macquarie della propria partecipazione in Open Fiber. L’operazione, piuttosto articolata, dovrebbe chiudersi entro il giugno del 2021 e prevede per Enel la possibilità di incassare fino a 2,65 miliardi, e la prospettiva di un’ulteriore conguaglio in denaro nel caso in cui la società incassi un maxi risarcimento da Telecom Italia, oppure un importante ritorno sull’investimento grazie alla creazione della rete unica (fino a 500 milioni di euro). Morale Enel porta a casa una plusvalenza di oltre tre volte i prezzi di carico di Open Fiber, che al netto della sua quota di prestito soci (270 milioni) viene valutata ben circa 6,7 miliardi.
Open Fiber ha circa 2 miliardi di debito, anche se gli attuali soci Enel e Cdp (50% ciascuna) si sono resi disponibili ad apportare 450 milioni di nuovi capitali, che ancora non sono stati versati nelle casse del gruppo. Fonti finanziarie riferiscono che verosimilmente l’apporto di capitale dovrebbe realizzarsi prima della firma dell’operazione, agevolando così anche il via libera delle banche creditrici al passaggio delle quote tra Macquarie ed Enel.
La buona notizia per la Cdp, che insieme ad Enel controlla Open Fiber, è che anche il suo 50% si è rivalutato tanto quanto quello del colosso dell’elettricità; la cattiva notizia è che per rilevare il controllo di Open Fiber dovrà investire altri capitali. Enel si è infatti impegnata a vendere agli australiani tra il 40 e il 50%, lasciandosi così un margine per restare azionista in Open Fiber con una quota del 10%. Cdp che in caso di vendita di Enel può avvalersi del suo diritto di prelazione, potrà comprare il 40 o il 50% che Macquarie ha opzionato, ma ancora non ha negoziato con Enel la possibilità di rilevare il suo residuo ed eventuale 10%. Di contro il fondo australiano ha riconosciuto a Enel lo stesso prezzo sia per il co-controllo (2,65 miliardi per il 50%) che per il 40% (2,12 miliardi). Macquarie è consapevole che tenere ingaggiato l’istituto guidato da Fabrizio Palermo è il modo migliore per negoziare condizioni più favorevoli per il passo successivo, cioè la creazione di una rete unica, mettendo insieme Open Fiber con la rete primaria e la rete secondaria di Telecom. Lo scorso 31 agosto l’ex monopolista delle tcl ha infatti separato la sua rete di accesso in una società ad hoc chiamata Fibercop, che è stata valutata 7,6 miliardi. Tim a sua volta ha aperto il capitale del suo ultimo miglio a Fastweb (4,5% di Fibercop dopo il conferimento della sua rete in fibra) e al fondo Usa Kkr che si è impegnato a rilevare fino al 37,5% dell’infrastruttura. Cdp oltre a essere il socio di co-controllo di Open Fiber è il secondo azionista di Telecom (9,9%) e ha negoziato con il fondo Kkr un’opzione per rilevare parte della sua quota in Fibercop nel caso in cui si proceda alla creazione della rete unica.
Sia il Mef (che di Cdp è il primo azionista) sia il Mise (che sovraintende ai servizi di telecomunicazioni) hanno più volte auspicato la nascita di un’unica società della rete in fibra, chiedendo a più riprese a Starace di vendere la sua quota di Open Fiber e a Cdp di guidare il processo di integrazione. Il primo passo è stato fatto ieri con la decisione del cda di Enel di vendere a Macquarie, ma la strada verso la creazione di una rete unica è ancora lunga.
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