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Passo indietro dell’Enel. Addio alle telefonate moleste

Addio al telemarketing: quello molesto. Quello non più accettabile di cui si è occupato «7», il settimanale del Corriere , nel numero in edicola: con casi di contratti falsi, firme apocrife e fantasiose, copia e incolla creativi e dannosi. Un far west della bolletta. Ieri l’Enel ha deciso che dal primo giugno non contatterà più al telefono potenziali nuovi clienti per stipulare contratti di elettricità e gas.

Questa è la promessa. Bene. Grazie. Che accada sul serio. E che gli altri seguano. Come raccontato nell’inchiesta su «7» la zona d’ombra tra l’Enel e gli utenti è occupata da società che lavorano per conto anche del gruppo elettrico e che talvolta, per portare a casa il cliente, non vanno tanto per il sottile. Che fosse un problema ampio lo dimostravano già i numeri. Sulle 6.500 verifiche fatte dall’Enel sulle agenzie a cui era subappaltata la ricerca di nuovi clienti in 160 casi, solo nel corso del 2016, i risultati sono stati così gravi da causare il licenziamento degli agenti. Si tratta di una percentuale non banale. Il 2,5% del totale. Dieci società hanno perso il contratto.

Dunque la domanda è immediata: con più controlli cosa accadrebbe? Facile: ci sarebbero probabilmente più casi in cui l’utente risulta essere finito nella via crucis di contratti poco chiari, rincari non giustificati. Lo facevano solo le agenzie che lavoravano per l’Enel, come dimostrano anche i casi arrivati nei tribunali? No. Recentemente l’Antitrust ha avviato tre procedenti nei confronti di Enel, Acea e A2a per presunti comportamenti illeciti volti «a spostare al mercato libero la propria base clienti».

La concorrenza è un bene. La ricerca selvaggia del cliente no. Ora che ci sia avvia verso la liberalizzazione completa del mercato elettrico la questione è ancora più delicata. Bisognerà vigilare senza abbandonare gli utenti a se stessi, anche perché le vittime sono spesso le persone più anziane. In Italia abbiamo inventato di tutto: la matita, il pianoforte, gli occhiali e il copyright. Ma le bollette «inventate» sono solo un raggiro.

Massimo Sideri

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