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I passi falsi sul Mes che preoccupano Bruxelles e i Paesi Ue

In Italia c’è un cortocircuito sul Mes (in tutte le sue forme) che preoccupa Bruxelles e i Paesi Ue. È opinione diffusa che sia arrivato il momento di completare l’unione bancaria e per farlo è necessario portare a termine, senza perdere ulteriore tempo, la riforma del Meccanismo europeo di stabilità, con la modifica del trattato, in modo che possa assumere la funzione di «paracadute finale» (backstop) del fondo di risoluzione unico delle banche a partire dal 2023.

Il tema sarà sul tavolo dell’Eurogruppo informale che si terrà domani a Berlino e che vedrà l’esordio del nuovo presidente, l’irlandese Paschal Donohoe. L’intenzione è capire che margini di manovra ci siano per raggiungere l’obiettivo di finalizzare i dettagli tecnici entro ottobre-novembre e arrivare alla firma entro fine anno. L’accordo di principio sulla riforma era stato raggiunto nel dicembre scorso (anche Roma favorevole) e l’Eurogruppo di marzo avrebbe dovuto dare il via libera, ma l’emergenza Covid si è imposta sul dibattito e ha portato alla creazione della nuova linea di credito da 240 miliardi per la copertura delle spese sanitarie dirette e indirette dovute al coronavirus. Sia la riforma, sia la nuova linea di credito, sono avversate in Italia dal Movimento 5 Stelle, che è al governo, e da Lega e Fratelli d’Italia, che sono all’opposizione. Il timore è che la riforma introduca un automatismo (ma non c’è) tra richiesta di aiuto al Mes e ristrutturazione del debito, inoltre non piace il ruolo da mediatore del Mes tra Stati e investitori privati qualora fosse necessaria la ristrutturazione di un debito pubblico e la modifica delle «clausole di azione collettiva» (Cacs) in base alla quale per ottenere il via libera della platea degli azionisti per approvare la ristrutturazione basterà una maggioranza unica invece della doppia attuale. Tuttavia ci sarà la possibilità di definire modalità di voto differenziate («subaggregare») in base alle diverse categorie di titoli come richiesto dall’Italia.

Unione bancaria

Le capitali Ue vogliono procedere al completamento dell’unione bancaria

A dicembre il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco aveva definito «di portata complessivamente limitata» le novità introdotte dal Mes e anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva detto che la riforma non rappresenta alcun pericolo per la stabilità dell’Italia. Tuttavia nel corso dei mesi il confronto sul Mes ha assunto contorni soprattutto ideologici. Un dibattito che a Bruxelles definiscono irrazionale, basato su un «malinteso», ma che potrebbe mettere a repentaglio la ripresa del completamento della riforma. Il clima fra le capitali non è «da ultimatum», ha spiegato un alto funzionario dell’Eurogruppo, aggiungendo che tuttavia la valutazione di molto governi è che occorra procedere a decisioni in modo rapido. E ieri il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha detto che è necessario passare a «discussioni solide» e completare l’unione bancaria, perché serve un sistema finanziario forte per un’economia forte, i ritardi penalizzano «le banche europee a favore di quelle Usa». Lo sforzo è quello di dissipare i timori italiani. Tre giorni fa sul sito dell’Esm è stato pubblicato un articolo sulla riforma del Mes a firma di Jasper Aerts e Pedro Bizarro, due esperti dell’ufficio legale, che cerca di chiarire i punti di fraintendimento. Il capitolo 5 è dedicato alla sostenibilità del debito e alle Cacs.

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