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Passi avanti su mercato e pensioni: ma la strada della crescita è lunga

ROMA
Era il luglio dello scorso anno quando il Sole 24 Ore, il giorno dopo l’approvazione dell’allora Governo Berlusconi della manovra correttiva (solo la prima di una serie, si sarebbe scoperto più tardi), propose il suo Manifesto per la crescita in nove punti: dalla riduzione della tassazione sul lavoro a quello dei costi della politica. «Rigore e crescita – scriveva il Sole 24 Ore presentando la sua iniziativa – sono un binomio inscindibile per impedire che l’Italia finisca» in una pericolosa spirale causata dall’aumento dei tassi di interesse per finanziare i titoli del debito pubblico. Sono passati nove mesi e, mentre il Governo Monti affronta la difficile sfida chiamata “crescita”, il Sole 24 Ore ha misurato le azioni del Governo confrontandole con quelle nove proposte: il lavoro fin qui svolto solo in parte corrisponde a quelle aspettative, molto resta da fare.
Qualcosa si è mosso sul fronte della detassazione del lavoro e molto è stato fatto sull’innalzamento dell’età pensionabile. Su quest’ultimo punto, in particolare, il Sole 24 Ore proponeva di portare l’uscita per vecchiaia a 70 anni entro il 2020. La riforma Fornero in effetti ha spostato l’età pensionabile: per le donne a 65 anni entro il 2015 e per gli uomini a 67 entro il 2020. L’obiettivo dei 70 anni sarà raggiunto solamente nel 2050. Quanto al lavoro, il decreto salva-Italia ha inciso il cuneo fiscale delle imprese attraverso due interventi: la deducibilità integrale dalle imposte dirette dell’Irap sul costo del lavoro e l’incremento della deduzione forfettaria per i lavoratori under 35 e per le lavoratrici a tempo indeterminato ai fini Irap. Nessuna novità fiscale dalla riforma del mercato del lavoro che, anzi, in alcuni casi ha addirittura alzato l’asticella degli oneri contributivi.
Questo giornale chiedeva l’adozione degli Eurobond per sostenere i Paesi in difficoltà. La stessa posizione sostenuta da Mario Monti nei suoi interventi europei: ma per ora pochi passi avanti. Per il momento non c’è invece traccia di quella «scossa forte sulle privatizzazioni» richiesta dal manifesto del Sole: né per la Rai (per la quale l’Esecutivo ha messo da parte anche la riforma della governance), né per le aziende di public utility.
C’è poi il capitolo liberalizzazioni. Ritocchi rilevanti hanno riguardato la separazione Snam-Rete gas e dovrebbero aprire 4mila nuove farmacie. Quanto alle professioni, è stato innanzitutto cancellato il riferimento alle tariffe, e dunque il compenso professionale viene pattuito con il cliente nel corso del primo incontro. È stata poi introdotta la possibilità di aprire le società ai soci non professionisti ma apportatori di solo capitale. Ed è stata infine modificata la disciplina del tirocinio, che deve essere più breve e, soprattutto, deve essere pagato.
Infine, i costi della politica tornati alla ribalta dopo i casi Lusi (ex Margherita) e Lega: da registrare il fallimento della commissione Giovannini, istituita dal Governo Berlusconi per riportare gli stipendi di parlamentari, membri di organi costituzionali, vertici di authority, sindaci e dirigenti dell’amministrazione pubblica, alla media europea. Era questa una delle proposte contenute nel manifesto. L’Esecutivo di Monti, dal canto suo, è intervenuto su un altro aspetto, quello delle province: giunte, consiglieri e presidente non saranno più eletti ma scelti dai Comuni del circondario.

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