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Passera: “Molto preoccupato per la Fiat non vedo determinazione a investire”

TORINO — La Fiat? «Se diventasse una sottomarca della Chrysler, andrebbe già bene. Sono molto preoccupato perché non vedo la determinazione a superare la crisi con gli investimenti nel campo dell’auto. Siamo in una situazione di non chiarezza e di perdita di peso del marchio Fiat in Europa». Parole durissime, quelle del ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, sul futuro del Lingotto. Tanto dure che il ministro vede meno fosca la situazione dell’Ilva: «Per l’Ilva scommetto sul fatto che farà, o sarà costretta a fare, gli investimenti necessari a mettere d’accordo salute e lavoro. La previsione sulla Fiat è invece molto più difficile».
Non è la prima volta che Corrado Passera bacchetta il Lingotto. Nel mirino del ministro ci sono soprattutto le scelte degli azionisti che, a suo parere, non investirebbero abbastanza nelle fabbriche italiane, al punto da lasciar andare alla deriva il marchio. Parole che a Torino vengono accolte con stupore perché si ritiene che Passera abbia tutti gli elementi per vedere con sufficiente chiarezza quali scelte compirà il Lingotto nel medio periodo, con quali strategie e prodotti cercherà di risolvere il problema della sovracapacità produttiva nel mercato domestico. I contatti tra Torino e il ministero dello Sviluppo sono, del resto, frequenti. E’ tuttora in piedi, a livello tecnico, un tavolo comune tra la Fiat e gli uomini di Passera per studiare agevolazioni fiscali all’export che consentano a Marchionne di produrre in Italia per vendere le auto anche fuori dall’Unione Europea a prezzi concorrenziali.
«Il governo è impegnato a fare la sua parte fin dove è possibile», ha aggiunto ieri Passera precisando però di aspettare «i fatti, gli investimenti necessari». Come se, al di là delle soluzioni tecniche possibili, il ministro ritenga che la famiglia Agnelli non stia facendo quanto potrebbe, come se gli azionisti avessero deciso di chiudere i rubinetti indipendentemente dalla crisi economica. Un quadro che, se confermato, sarebbe naturalmente molto grave perché coinciderebbe con quello che molti paventano e che ancora ieri la Fiat smentiva: l’inizio del disimpegno del gruppo dal-l’Italia. Saranno gli appuntamenti di fine anno, con il discorso di John Elkann e Marchionne ai dirigenti tradizionalmente riuniti al Lingotto, a offrire al gruppo di Torino l’opportunità per replicare alle preoccupazioni del ministro. Che ieri sera ha dato una risposta agli interrogativi sulla sua eventuale candidatura alle politiche: «Se ci potrà essere qualcosa che continui e allarghi il lavoro che sto facendo – ha detto Passera – non mi tirerò indietro».

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