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Passera diventa l’uomo della trattativa

ROMA — È l’ora di Corrado Passera. Il superministro del governo Monti dovrà gestire la trattativa con imprese e sindacati con l’ambizioso obiettivo di arrivare entro un mese a un accordo per aumentare la produttività. È stato lo stesso premier ieri, durante l’incontro a Palazzo Chigi con i leader sindacali, a incaricarlo: «Toccherà al ministro dello Sviluppo economico seguire il confronto». E così l’ex banchiere arrivato al governo accompagnato da grandissime aspettative, ma che nei precedenti tavoli sulle grandi riforme, pensioni e mercato del lavoro, ha recitato un ruolo secondario, dovrà ora salire in cattedra e misurarsi con l’asprezza del confronto con i sindacati, in particolare con la Cgil ormai avviata verso una mobilitazione che partirà con lo sciopero del pubblico impiego (insieme con la Uil, ma senza la Cisl) il 28 settembre e dovrebbe culminare con lo sciopero generale alla fine di ottobre.
A dire il vero Passera si è già allenato l’altro ieri con la vertenza Alcoa, ma ieri è stato lo stesso Monti, dopo averlo «nominato» responsabile della partita sulla produttività, a chiamarlo più volte in causa incaricandolo di replicare al segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ripetutamente intervenuta per contestare in radice la linea del presidente del Consiglio. È stato così il ministro dello Sviluppo a ribadire che non ci sono scorciatoie per aumentare i salari e che bisogna accrescere la produttività e la competitività. Ed è stato sempre Passera a impegnarsi a mettere a disposizione di un eventuale accordo tra le parti le risorse, anche se limitate. «Attento a quello che dici perché tra un momento le tue parole finiscono in Rete», lo ha ammonito in tono scherzoso Monti. «Lo so, ma voglio dirlo lo stesso», ha risposto Passera.
Tra i leader sindacali il più contento di tutti è quello della Cisl, che non ha fatto nulla per nasconderlo. Del resto, Raffaele Bonanni ha un buon rapporto con Passera ed entrambi, politicamente, si collocano tra i cattolici di centro. Per Bonanni la «concertazione» è ripartita e l’accordo è possibile. Ma quello che è successo ieri non è sufficiente a dar ragione al capo della Cisl. La concertazione vecchia maniera è talmente lontana da questo governo che Monti, come aveva già fatto con le imprese la scorsa settimana, non ha concesso ai sindacati l’uso della sala stampa al termine dell’incontro. Quanto al merito poi, il percorso è tutto in salita.
Camusso anche ieri, come nei precedenti incontri con il governo, ha avuto un pessimo rapporto con Monti e la sua squadra. Clima gelido con il premier, freddezza assoluta con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, con la quale ha rotto da tempo, botta e risposta puntuti con il ministro dell’Economia. Alla leader della Cgil che chiedeva interventi per rilanciare la domanda e i consumi, Vittorio Grilli ha risposto che se la produttività non tira questi interventi possono essere controproducenti e ha ricordato il caso degli incentivi alla rottamazione delle auto che finirono per favorire i concorrenti della Fiat. Ma Camusso a sua volta ha ribattuto che questa volta la situazione è così grave che sono i consumi primari in crisi e dunque qualcosa bisogna fare. Insomma, è difficile immaginare oggi la leader della Cgil che firma un accordo a maggior gloria di Monti, Passera, Fornero e Grilli.
In ogni caso, il percorso auspicato dal governo prevede prima che siano le parti tra loro a raggiungere un’intesa di massima per poi concluderla con la benedizione e gli incentivi del governo. Nei prossimi giorni dovrebbe partire quindi il confronto tra sindacati e imprese. Il punto di partenza è l’accordo che le stesse parti sociali firmarono il 28 giugno 2011 sulla contrattazione e la rappresentatività. Quell’intesa prevede, a certe condizioni, che i contratti aziendali possano derogare quelli nazionali se finalizzati ad aumentare la produttività. Ma quel documento si apre pur sempre sulla definizione delle nuove regole per misurare il peso dei sindacati e su come si validano gli accordi. Ed è da qui che Camusso vuol partire nella discussione con Confindustria. E non dagli strumenti per lavorare di più (turni, festività, assenteismo, flessibilità dell’orario). Per Bonanni, invece, si può cominciare da qui, puntando a ottenere in cambio dalle aziende più salario e dal governo il ripristino della detassazione dei premi di produttività. La rappresentatività viene dopo. Come si vede, impostazioni lontanissime.

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