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Passera: con Ferrero progetto industriale

MILANO— È stata la giornata del disgelo sul caso Parmalait anche se i coltelli rimangono affilati. «Il fatto di avere un po’ di tempo è uno dei presupposti positivi che abbiamo oggi» ha detto l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera. La banca, ha aggiunto il manager, sta lavorando per «un progetto industriale di lungo periodo» in cui l'impegno dell'azienda piemontese, anche finanziario, «è uno dei presupposti su cui stiamo lavorando: non è l'unico ma il più rilevante» . Segnali di interesse sono arrivati anche dai Ferrero che avrebbero confermato «un interesse» per la società di Collecchio a tre condizioni: «Che sia di stampo italiano, che sia un progetto industriale e che sia a lungo termine» com’è trapelato dal quartier generale di Alba. Secondo la stampa francese Ferrero e Lactalis potrebbero anche allearsi per il controllo della Parmalat anche se un’ipotesi del genere presupporrebbe che da parte del gruppo della Nutella si proceda ad acquisti massicci per poter offrire qualcosa all’alleanza. Senza contare che una holding non rispett e r e b b e l a condizione dell’italianità dell’operazione. La sensazione è che in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto anti scalata— che potrebbe arrivare oggi arricchito con la possibilità di presentare anche nuove liste in caso di slittamento dell’assemblea— qualcosa si stia muovendo: cosa è più difficile dirlo. Se n’è accorto anche il mercato dove il titolo di Collecchio è salito del 2,16%a 2,37 euro. Insomma, è evidente che la speculazione potrebbe tornare da un momento all’altro per scommettere sulla rimessa in discussione del futuro della Parmalat. Italiana o francese? C’è quanto basta per ritentare una corsa. I francesi hanno parlato anche tramite il capolista Antonio Sala, deputy general manager del gruppo e presidente di Lactalis Italia. Tre i messaggi: «Vogliamo rimanere» ; «siamo disponibili a condividere il nostro progetto con altri investitori» e il gruppo di Collecchio «non sarà all'interno di Lactalis» . Indiscrezioni parlano anche di mosse legali da parte di Lactalis per sollevare la questione a livello europeo e per fare pressioni sull’amministratore delegato Enrico Bondi che, in quanto capolista della controparte, non dovrebbe votare il rinvio dell’assemblea per un supposto conflitto di interessi. Materiale per legulei che però alla luce della riforma del diritto societario del 2008 non dovrebbe presentare grosse complessità: il voto sarebbe ammesso a patto che si manifesti il conflitto. Comunque l’unica certezza per adesso è che nessuno sembra voler arretrare. In campo ci sarebbe anche la francese Bnp Paribas che, contrapponendosi a Société Generale e al Crédit Agricole che peraltro sul territorio parmense è presente con Cariparma, sarebbe pronta ad affiancare Intesa e i Ferrero con la Bnl. In caso di mosse da parte del gruppo di Alba è probabile che si muoverebbe anche lo storico partner, Mediobanca, nel cui consiglio di amministrazione i Ferrero sono anche entrati in passato. L’ipotesi ieri ha incassato anche la benedizione della Marcegaglia. Una cordata italiana, a guida Ferrero, per Parmalat sarebbe vista «molto bene» . La Marcegaglia, a margine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, ha detto che «nel rispetto delle regole auspichiamo che ci sia una soluzione italiana. Ferrero — ha concluso la leader degli industriali — è una grande impresa multinazionale, ha grande capacità e possibilità. Se ci fosse una soluzione italiana saremmo molto felici e pronti ad aiutare in questo senso» . La stessa Marcegaglia nei giorni scorsi era stata molto critica nei confronti del decreto del governo che cambia le regole del mercato con un’operazione in corso. È probabile che ieri ci siano stati contatti tra i soggetti in campo. Anche se sono in molti a vedere con difficoltà il concretizzarsi di una holding sul modello di quanto avvenuto in Telecom Italia con Telco per far convivere l’anima italiana e quella spagnola. È più probabile che ad emergere sia solo uno dei due schieramenti. Gli occhi a questo punto sono tutti su Collecchio: se oggi arriverà la pubblicazione è possibile che si assista già alla convocazione da parte del presidente Raffaele Picella del consiglio di amministrazione per rinviare l’assemblea. A quel punto sfruttando al massimo l’elastico offerto dal governo si potrebbe slittare dal 12-13-14 aprile fino alla fine di giugno. Inoltre se saranno confermate le indiscrezioni potrebbe riniziare anche il lavoro sulle liste.

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