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Passa la separazione Snam-Eni

 

ROMA — Un nodo sciolto con il via libera all'unanimità sull'emendamento per l'Imu alla Chiesa. La conferma degli accordi già trovati sia per la separazione Snam rete gas dall'Eni, che dovrà avvenire entro 18 mesi a partire da un nuovo decreto da scrivere entro maggio, sia dell'obbligo della gara, nei servizi pubblici locali, per gli affidamenti oltre i 200 mila euro. Altri due nodi che restano ben stretti, i taxi e le farmacie, nonostante la lunga seduta notturna della commissione Industria del Senato con tanto di tramezzini per 77 persone, ordinati verso sera. Ma sul percorso del decreto legge per le liberalizzazioni il vero problema adesso è la tesoreria unica. Dice l'articolo 35 che tutti gli enti locali, ma anche le università e le asl, devono trasferire dalla propria tesoreria a quella nazionale le risorse che hanno in cassa e che di solito affidano alle banche per guadagnare qualcosa con il tasso di interesse.
Il trasferimento forzoso verso Roma dovrebbe durare fino alla fine del 2014 e, secondo i calcoli del governo, porterebbe alla tesoreria unica una liquidità aggiuntiva di 8,6 miliardi di euro. Così lo Stato potrebbe ridurre la quantità di titoli del debito pubblico da mettere sul mercato, con un risparmio stimato in 620 milioni di euro nei prossimi tre anni. Fino a pochi giorni fa sembrava che a protestare fosse solo la Lega. Il senatore del Carroccio Massimo Garavaglia ha scritto emendamenti su emendamenti senza trovare molti appoggi. Ieri il presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, ha annunciato un ricorso al Tar affinché sia «intimato al nostro tesoriere di non consegnare i soldi allo Stato» perché i «soldi dei veneti devono restare in Veneto». Il governo sembrava intenzionato a tirare dritto non solo per l'importanza che attribuisce a questa norma per la tenuta dei conti pubblici ma anche perché il Carroccio è uno dei pochi partiti in Parlamento che non lo sostiene.
Il fronte del no, però, si è rapidamente allargato nelle ultime ore e, magari con parole meno incendiare ma con lo stesso ragionamento, sono intervenuti il presidente dell'Associazione dei Comuni, Graziano Delrio, delle Regioni, Vasco Errani, e delle Province, Giuseppe Castiglione. Oggi l'Anci spedirà un telegramma a tutti i responsabili delle tesorerie per chiedere loro di non trasferire la prima tranche dei fondi, operazione che andrebbe fatta entro domani. E alla fine il governo ha deciso di mediare. Quando Monti è arrivato in commissione il senatore leghista Garavaglia, il primo a sollevare il caso, non si è lasciato sfuggire l'occasione di sottoporgli personalmente la questione. «Monti mi ha detto di averne preso nota — racconta Garavaglia in una delle lunghissime pause dei lavori — e che al governo ci sono tantissime penne: qualcuno se ne occuperà». Ma se la volontà di mediare c'è, la soluzione è ancora tutta da scrivere. Due finora le ipotesi prese in considerazione: ridurre la durata dell'«esproprio» da tre a due anni; oppure rendere più graduali le tappe del trasferimento dei fondi verso la tesoreria unica.
La risposta finale dovrà arrivare entro stamattina, come per i taxi e le farmacie. Per i taxi la soluzione sembra quella trovata la settimana scorsa. Di fatto il potere di decidere sul numero delle licenze e sul livello delle tariffe sarebbe nelle mani della nuova Autorità dei trasporti, che dovrebbe non solo esprimere un parere al sindaco ma anche sostituirsi a lui, in caso di mancato rispetto del parere stesso. Per le farmacie continua il tira e molla sul numero necessario di abitanti per aprirne una nuova. Sarà cambiata la cifra fissata nella versione originale del decreto: 3 mila. Ma se il Pdl propone 3.800 (che andrebbe bene ai farmacisti) il governo non vuole andare oltre i 3.300. Oggi è l'ultimo giorno di lavoro per la commissione. Da domani il testo sarà in Aula al Senato, che dovrà approvarlo entro venerdì. Poi si passerà alla Camera dove il via libera finale deve arrivare entro il 24 marzo.

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