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Passa la richiesta della Cgil. Il governo abroga i voucher

Voucher abrogati. La commissione Lavoro della Camera ha votato l’emendamento al testo base di riforma dei buoni lavoro che ha reso inutili tutti gli altri: «Gli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, numero 81, sono abrogati». Una riga secca. Identica al quesito referendario della Cgil che avrebbe portato gli italiani alle urne il 28 maggio. E che oggi sarà recepita dal governo in un decreto legge. L’esecutivo Gentiloni vuole correre. E assicurarsi che la Cassazione abbia un testo di legge quanto prima. Così da annullare ufficialmente il referendum. Anche per questo non si esclude che il Consiglio dei ministri di oggi possa includere nel provvedimento d’urgenza anche l’altro quesito Cgil, ripristinando così la responsabilità solidale negli appalti.
Una retromarcia completa del Pd. Il timore di un nuovo 4 dicembre, di un trionfo nelle urne questa volta sui temi del lavoro, a un passo dalle amministrative e in piena campagna elettorale per le politiche, ha indotto anche i pontieri alla soluzione estrema. Al punto che già si annuncia uno strumento nuovo di zecca per le famiglie che non sapranno più come pagare le babysitter di una sera o la badante della domenica, a meno di lasciarle nel nero. E maglie più larghe sui contratti esistenti, come quelli a chiamata, così da favorire le imprese nei picchi stagionali di lavoro. «Sottomissione culturale», «Totale schizofrenia legislativa » (dice Maurizio Sacconi, ex ministro del Lavoro), «Mossa sbagliata»: da destra è un profluvio di critiche al governo. E lo scontento si muove pure nelle file della maggioranza, da quel partito di Alfano che al Senato può dare qualche grattacapo quando si tratterà di votare, con probabile fiducia, il decreto.
Ma cosa succede ora? Il testo entra subito in vigore, appena viene controfirmato dal Capo dello Stato e quindi pubblicato in Gazzetta ufficiale. Da quel momento, forse già domani o al più tardi lunedì 20 marzo, i voucher sono illegali e dunque messi fuori commercio. Nessuno può acquistarli. Ma chi li ha nel cassetto li può e deve usare entro l’anno. Lo prevede la clausola di salvaguardia inserita nel testo votato ieri sera: «Fino al 31 dicembre 2017 resta ferma la previgente disciplina per l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio già richiesti alla data di entrata in vigore della presente legge».
«Avrei preferito il testo che consentiva alle famiglie di avere a disposizione l’utilizzo dei voucher a differenza delle imprese e della pubblica amministrazione», commenta Cesare Damiano, al termine di una lunga mediazione in commissione Lavoro, finita con il colpo di spugna. «Si è scelta questa strada anche perché ci sono i referendum, credo però che adesso il governo dovrà decidere anche sul tema degli appalti, intervenendo sulla responsabilità solidale». Il governo insomma ha «saltato il fosso, forse andando oltre il ragionevole», sintetizza Pierluigi Bersani, Mdp. «Evidentemente c’è paura del referendum». Di qui il «balzo indietro» per Sacconi, di un esecutivo «allo sbando e terrorizzato dal voto popolare», secondo i Cinquestelle. L’abolizione «non ci piace e nemmeno il modo», si affligge però Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. Mentre esulta Maurizio Landini, leader Fiom: «È quello che chiedevamo. Abbiamo fatto bene a fare il referendum. Ma la battaglia contro il Jobs Act continua».

Valentina Conte

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