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Passa il fotovoltaico

di Luigi Chiaretto

Il capo dello stato ha firmato il decreto legislativo sulle energie rinnovabili il 3 marzo scorso. Lo stesso giorno, in cui il consiglio dei ministri dava via libera al provvedimento, dopo un estenuante lavoro di limatura al testo da parte dei ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e dell'agricoltura, Paolo Romani, Stefania Prestigiacomo e Giancarlo Galan.

Del resto, la firma del Presidente della Repubblica non poteva tardare, visto che la delega per il recepimento della direttiva 2009/28/Ce sulla promozione delle fonti rinnovabili, scadeva il 5 marzo 2011. A nulla, dunque, sono valse le pressanti richieste al Quirinale di non firmare il provvedimento «per manifesta incostituzionalità» (ex artt. 3, 41, 76, 97 e 117 Cost); richieste avanzate in questi giorni a Napolitano dalle aziende del fotovoltaico, principalmente colpite dalla stretta agli incentivi. Ma le missive al Colle sono partite fuori tempo utile. Come si ricorderà, la bozza di dlgs al vaglio del preconsiglio di martedì scorso, imponeva lo stop istantaneo agli aiuti al solare una volta raggiunti gli 8 mila Mw di potenza installata nel paese (si veda ItaliaOggi dell'1/3/2011). Questa soglia limite, che, secondo stime Gse, sarà raggiunta in Italia a giugno 2011 è poi saltata, per le pressioni esercitate dal ministro Prestigiacomo. Al suo posto, però, il governo ha varato una norma ancor più stringente, che esclude dagli aiuti tutti gli impianti fotovoltaici non connessi alla rete entro fine maggio 2011 (si veda ItaliaOggi del 4/3/2011). Con la conseguenza che, investimenti già avviati, per cui sono stati contratti prestiti in banca, non riceveranno un euro, se non saranno operativi entro due mesi e mezzo. Ma questa è un'operazione, che in media richiede sei mesi dalla progettazione. L'esposizione bancaria senza il paracadute delle agevolazioni è ciò, che più preoccupa le imprese. Per questo, il ministro Romani ha incontrato le banche. E poi ha ribadito: «chi ha già investito è in grado di rispettare la scadenza di entrata in esercizio al 31 maggio e rientrerà nel terzo conto energia; chi ha intenzione di investire, avrà con il dm di prossima emanazione (fine aprile, ndr), un quadro di quote, parametri e livelli di incentivazione per un piano industriale dall'orizzonte ampio, non più limitato a due anni».



 

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