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Passa il Def in Parlamento accantonati 1,6 miliardi per destinarli al tesoretto

Accantonare risorse già in bilancio da subito (senza tagliarle da qualche parte), in attesa che il tesoretto da 1,6 miliardi si materializzi (a fine anno). È il cuore della risoluzione di maggioranza con cui ieri Camera (328 sì) e Senato (165 sì) hanno approvato il Documento di economia e finanza, il Def. L’avallo dei due rami del Parlamento (concordato con il governo) alla scelta dell’esecutivo di ricavare risorse extra per spingere la crescita, è stato bollato dalla minoranza come un bluff. E dapprima criticato anche da una parte della maggioranza, perplessa sull’effettivo materializzarsi delle stime e dunque dello stesso tesoretto.

Ma il governo ha bisogno di usare subito quei soldi (magari per estendere il bonus da 80 euro agli incapienti). E la soluzione contabile trovata è stata questa. Si tratterà di un accantonamento «momentaneo e di breve durata» perché «in sede di assestamento di bilancio queste risorse verranno sbloccate», senza ricadute sui conti, fa sapere il ministero dell’Economia. Nella risoluzione i parlamentari di maggioranza chiedono anche al governo di valutare una certa flessibilità nell’età di accesso alla pensione, completare il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, rivedere le tasse locali sugli immobili, l’Imu agricola e la normativa in materia di appalti pubblici, mantenere gli sgravi contributivi per i neoassunti, effettuare tagli solo selettivi sugli sconti fiscali, senza però danneggiare le fasce disagiate. «O facciamo le riforme o non riusciremo a trasformare la ripresa, per ora gracile e fondata su fattori esogeni, in una ripresa stabile e duratura», avverte il viceministro all’Economia Enrico Morando (Pd). «Non possiamo in alcun modo cullarci sopra la tranquillità della ripresina in atto», insiste. E per questo non bastano «riforme solo annunciate».
Buone notizie per Roma, Firenze e Napoli. Le tre città metropolitane sono riuscite ieri a convincere le altre sette sulla necessità di ripartire i 256 milioni di tagli previsti per il 2015 in modo meno penalizzante. I sindaci Marino, Nardella e De Magistris hanno ottenuto dai colleghi uno sconto di 27 milioni ciascuno (in tre avrebbero dovuto rispondere del 70% dei sacrifici), spalmato sulle altre ex Province. La proposta di riparto dei tagli dovrà ora essere avallata dal governo. A patto però che l’esecutivo l’accompagni con ben precise concessioni, sintetizzate da Fassino, presidente Anci.
A partire dalla non applicabilità dello sforamento del patto di stabilità delle ex Province e dalla copertura statale della spesa per il personale delle città metropolitane da mobilitare.
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