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Partono le trattative sul debito greco

Già la settimana prossima i governi della zona euro si occuperanno in prima battuta del caso Grecia, in riunioni tecniche prima di un nuovo incontro dei ministri delle Finanze il 16 febbraio. Sul tavolo, il governo greco metterà probabilmente l’ipotesi di un riscadenzamento o di una ristrutturazione del debito pubblico. Nuovi termini nel rimborso del passivo furono già decisi nel 2012. In quella circostanza, l’Eurogruppo aveva aperto la porta a nuove eventuali concessioni.
Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha annunciato ieri che venerdì sarà ad Atene per incontri con il nuovo ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis. Ancora ieri, in varie circostanze, i ministri delle Finanze, riuniti qui a Bruxelles per una riunione di routine, si sono rifiutati di fare commenti specifici sul futuro della Grecia: «Spetta al nuovo governo dichiarare le proprie intenzioni. A quel punto ne prenderemo atto», ha riassunto il ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan.
Alexis Tsipras, nuovo primo ministro greco e leader del partito della sinistra radicale Syriza, ha fatto campagna elettorale in queste settimane chiedendo a gran voce una revisione della strategia europea di politica economica in Grecia – lo slogan è meno austerità – più crescita – e un abbuono del debito pubblico. Molti diplomatici si aspettano che Tsipras riveda almeno in parte le sue richieste, fosse solo per trovare un terreno comune con i suoi partner europei.
Sul tavolo del negoziato diplomatico, c’è inanzitutto un rapporto sull’adozione di riforme nel paese, a cui è legato il versamento di nuovi aiuti, e un eventuale allungamento dei termini del programma economico in scadenza a fine febbraio. Tsipras vuole rinnegare la strategia imposta dai creditori internazionali in questi anni, e quindi sbarazzarsi del programma di sostegno finanziario. Al tempo stesso, però, ha bisogno di denaro fresco, fosse solo per pagare la funzione pubblica nei prossimi mesi.
Più in generale c’è il problema del debito greco. Già nel 2012, come ha ricordato Klaus Regling, il direttore generale del Meccanismo europeo di Stabilità, i partner europei avevano ridotto i tassi d’interesse dei prestiti europei di 100 punti base; esteso le maturità dei crediti bilaterali e comunitari di 15 anni; rinviato di 10 anni il versamento degli interessi sui crediti comunitari; trasferito al governo greco il reddito generato dagli acquisti di obbligazioni da parte della Banca centrale europea.
«Il totale dei risparmi per il bilancio greco – secondo Regling – è di 8,7 miliardi di euro all’anno». Sempre nel 2012, l’Eurogruppo aveva precisato che «i paesi membri della zona euro valuteranno – se necessario – nuove misure e assistenze (…) in modo da raggiungere una ulteriore riduzione credibile e sostenibile del rapporto debito-Pil greco» a condizione che ci sia un surplus primario, raggiunto nel 2014 e previsto nel 2015, e sulla base di impegni precisi di politica economica.
La frase è sibillina, lascia aperte molte possibilità, ma può essere utile ai negoziatori per trovare un eventuale accordo. L’idea di un abbuono tout court non piace a molti paesi, fosse solo perché criticata da numerose opinioni pubbliche. Ieri da Berlino esponenti democristiani hanno riferito alla stampa tedesca che la cancelliera Angela Merkel è contraria a un taglio del debito greco, notando le concessioni che già nel 2012 l’Eurogruppo aveva garantito al paese.
Italia e Francia sono invece apparse in questi giorni più possibiliste. Sia il ministro delle Finanze francese Michel Sapin che il ministro Padoan non hanno preso posizione su eventuali cancellazioni del debito. Consapevoli della gravità della crisi greca? O sensibili a possibili ricadute nazionali? La trattativa sarà comunque dura: secondo esponenti comunitari nei colloqui con l’Eurogruppo dell’altro ieri il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi avrebbe notato allarmato le fuoriuscite di capitale dai conti greci.
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