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PartnerRe apre all’offerta di Exor

Al terzo tentativo e dopo oltre tre mesi di barricate, Exor ha aperto una breccia nel board di PartnerRe, sede a Pembroke nelle Bermuda, con i suoi 6 miliardi di premi lordi nel business della riassicurazione. Merito della nuova proposta di acquisto presentata lunedì 20 dalla holding presieduta da John Elkann. Il consiglio guidato da Jean-Paul Montupet ha infatti comunicato ieri che l’offerta, rivista al rialzo per i soci PartnerRe, potrebbe «ragionevolmente rivelarsi una proposta superiore», rispetto al valore creato dall’aggregazione con i concorrenti di Axis. Non è fatta ma Exor mette a segno il maggior punto a favore di tutta la vicenda perché le consentirà di aprire un negoziato con i vertici di PartnerRe (obbligati a questo punto) e alla due diligence, fin qui negata. 
Certo, bisognerà attendere ancora qualche giorno per conoscere l’esito della prima battaglia finanziaria tra Italia e Usa in puro stile Wall Street. La data cruciale è venerdì 7 agosto, giorno in cui sono convocate le assemblee di PartnerRe e Axis, chiamate a esprimersi sulla proposta di aggregazione tra le due società. Tra i soci con diritto di voto, la stessa Exor, forte del 9,9% del capitale. Se il piano PartnerRe-Axis sarà bocciato, la società della famiglia Agnelli potrà aprire un negoziato. Ma determinante, ben prima, sarà l’opinione della Institutional shareholder service, ossia la società di advisory arruolata dai fondi pensione e asset manager azionisti di PartnerRe per capire quale delle due operazioni sia nel migliore interesse dei soci. La prossima settimana è già attesa l’indicazione ed è ragionevole che i fondi si allineino. Intanto i proxy che sollecitano le deleghe di voto sono in azione per raccogliere le schede d’oro, pro Exor, e quelle bianche dei concorrenti.
Il punto a favore è il risultato del terzo rilancio di Elkann, affiancato da Morgan Stanley e Byron David Trott, il banchiere delle grandi famiglie Usa e di Warren Buffett, che con la sua Bdt è tra gli advisor più vicini. Lunedì, il gruppo Usa ha infatti ricevuto una proposta migliorativa: un dividendo straordinario pari a 3 dollari per azione, destinato ai detentori di azioni ordinarie (circa il 60% del capitale del gruppo di riassicurazioni), quelle che sono oggetto dell’offerta cash di 6,8 miliardi. Portando così l’offerta da 137,5 dollari a 140,5 per azione. Li pagherà la stessa PartnerRe come dividendo prima del closing.
Un occhio di riguardo Exor l’ha avuto anche per i soci con azioni privilegiate che hanno la garanzia che la holding non ricomprerà quei titoli per 5 anni e che questi frutteranno l’1% di dividendo in più nello stesso periodo. Come dire che la compagnia Usa non verrà «spremuta» con maxi dividendi. PartnerRe-Axis ha invece garantito di distribuire il 125% per tre anni, con un’uscita di capitale superiore ai guadagni.
Sono giorni caldi per Exor che ha visto in PartnerRe, oltre che la possibilità di creare valore nella società Usa, anche quella di riequilibrare il portafoglio attivi della cassaforte, oggi concentrato sull’automotive di Fiat Chrysler. Il mercato, quello dei grandi investitori di lungo periodo, sembra intanto dare Exor vincente. Un segnale è arrivato oggi. La Consob ha comunicato che da Chicago il fondo Harris associates ha superato attorno al 10 luglio la soglia del 5% di Exor.

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