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Partite Iva, tasse al 5% per le start up

Ritocco in aumento delle soglie di ricavi del forfettario, con i professionisti che saliranno così a 30mila euro. Minimi al 5% che diventeranno il regime di start up nei primi cinque anni per chi avvia una nuova attività. Ma anche un intervento più ampio che spazia dalle tutele alle spese di formazione – ribattezzato ieri dal premier il «Jobs Act degli autonomi» – che prenderà la strada del provvedimento collegato. Il menu della legge di Stabilità per le partite Iva si preannuncia (stando alle slide diffuse ieri) molto meno magro di quello dello scorso anno, quando, appunto, fu creato il regime forfettario con imposta sostitutiva al 15% ma con soglie di ricavi che penalizzavano in particolar modo i professionisti.
Ora, invece, si va verso una correzione di rotta. Il meccanismo del forfettario dovrebbe rimanere essenzialmente invariato: in pratica le imposte da pagare (il 15% “ingloba” e sostituisce imposte dirette e addizionali, Iva e Irap) si calcolano su una base imponibile determinata con una percentuale forfettaria variabile in base al tipo di attività svolta. Variabilità che contraddistingue anche le soglie di ricavi per l’accesso e la permanenza nel regime. Come precisato anche dal comunicato stampa diffuso da Palazzo Chigi ieri sera, gli attuali “livelli” di ricavi saranno aumentati di 10mila euro per tutti, tranne che per i professionisti per i quali l’aumento sarà di 15mila euro. Questi ultimi, dunque, arriveranno a 30mila euro. Viene estesa la possibilità di accesso al regime forfettario ai lavoratori dipendenti e pensionati che hanno anche un’attività in proprio a condizione che il loro reddito da lavoro dipendente o da pensione non superi i 30mila euro.
Ci sarà poi l’abbattimento a un terzo dell’aliquota al 15% per le nuove aperture di partite Iva. In pratica, gli attuali minimi (quelli con un prelievo ultraridotto al 5% e soglia di ricavo unica a 30mila euro) dovrebbero diventare il regime delle start up che potrà essere conservato per i primi cinque anni di attività.
Sul fronte contributivo, invece, le partite Iva «senza Cassa», ossia i freelance e gli autonomi iscritti alla gestione separata Inps, aspettano di verificare se nel testo del Ddl di Stabilità trasmesso al Parlamento ci sarà il “congelamento” anche per il 2016 dell’aliquota al 27,72% (compresa la quota maternità). Nei giorni scorsi l’ipotesi sembrava aver preso quota anche alla luce degli incontri svolti tra associazioni rappresentative delle partite Iva, esponenti della maggioranza e rappresentanti del Governo. Si tratterebbe di sterilizzare per il terzo anno di seguito l’incremento dell’aliquota contributiva a carico di professionisti e freelance iscritti alla gestione separata Inps, che per il 2015 è stato scongiurato solo con la conversione del decreto Milleproroghe (Dl 192/2014).
Destinati a prendere la strada del collegato alla legge di stabilità sono invece le maggiori tutele per il lavoro autonomo (si veda pagina 47 in Norme eTributi). In questo veicolo entrerà anche la modifica sulla deduzione delle spese di formazione, che dovrebbe diventare integrale ma entro un plafond annuo molto probabilmente (ma anche in questo caso sarà bene aspettare il testo finale) di 10mila euro. E chissà che il collegato non offra anche la possibilità di recuperare le norme per disciplinare una volta per tutte l’autonoma organizzazione Irap e introdurre l’Iri (l’imposta sul reddito dell’imprenditore): due misure già rimaste escluse per ragioni di coperture dall’attuazione della delega fiscale.

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