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Partite Iva, stretta attenuata

ROMA – Si allenta la stretta sulle partite Iva, con l’individuazione di un reddito minimo di riferimento (17-18mila euro lordi annui) per riconoscere la genuinità del rapporto di lavoro autonomo. I giudici avranno meno discrezionalità nel disporre il reintegro nei licenziamenti disciplinari (torna il richiamo alle tipizzazioni di giusta causa e di giustificato motivo soggettivo contenute nei contratti, e non più per legge). E dopo accese polemiche (e il dietrofront del ministero del Welfare) viene ripristinata l’esenzione dai ticket sanitari per i disoccupati.
Sono alcune delle principali novità contenute nel Ddl Fornero che ieri ha ricevuto il via libera dalla commissione Lavoro del Senato, ed è approdato in Aula a Palazzo Madama che in serata ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Lega Nord e Idv. Il Governo punta a chiudere il primo giro di boa in Parlamento in un paio di settimane, per arrivare all’ok definitivo entro giugno; per rispettare l’impegno preso dal premier Mario Monti con l’Europa non è escluso che si ricorra al voto di fiducia. Per il ministro del Welfare, Elsa Fornero, è «una buona riforma che realizza un equilibrio tra interessi naturalmente contrapposti», anche se resta un rammarico: «Avrei voluto ridurre il costo del lavoro, sarebbe stata una scelta produttiva, ma non siamo in questa condizione. Mi auguro che tra qualche anno si possa ridurre il cuneo fiscale contributivo». La stessa Eurostat ha evidenziato come l’Italia detenga il primato in Europa per la pressione fiscale sul lavoro (pari al 42,6% nel 2010 contro il 34% dell’Eurozona).
Tornando alle modifiche licenziate ieri dalla commissione, spicca quella proposta dai relatori del Ddl, Maurizio Castro (Pdl) e Tiziano Treu (Pd), sui voucher per l’agricoltura che (dopo l’accordo con il Governo) potranno essere utilizzati da giovani studenti, casalinghe e pensionati nelle aziende con un fatturato fino a 7mila euro annui. Le altre imprese potranno usare il buono lavoro solo per studenti under 25 e pensionati. Per quanto riguarda invece il valore orario del voucher, sarà determinato periodicamente sulla base di un confronto con le parti sociali. È stato invece ritirato (per mancanza di copertura) l’emendamento dei relatori che avrebbe consentito l’utilizzo di un apprendista in somministrazione, con lo staff leasing, vale a dire attraverso le agenzie interinali.
Inoltre sono stati recuperati 87 milioni di euro per il fondo per l’occupazione di giovani e donne, niente pensione e indennità di disoccupazione poi per terroristi e mafiosi, e sale da sei mesi a un anno la durata del primo contratto a termine senza specifica del “causalone”. Tra le novità la possibilità per i lavoratori di partecipare agli utili (e al capitale) delle imprese, insieme all’innalzamento al 7% della deducibilità per i redditi da affitti (ora è al 15%, mentre il testo originario del Ddl la portava al 5%). Per i co.co.pro. è previsto una sorta di “salario base” e un rafforzamento dell’attuale “una tantum” che potrà essere di 6mila euro se si è lavorato per almeno sei mesi in un anno (ma Treu ha annunciato che il Pd non rinuncerà a chiedere l’estensione degli ammortizzatori ai collaboratori e interventi ad hoc sul lavoro femminile). Dal 2012 si conferma, a regime, la procedura per gli sgravi contributivi per i premi di produttività. Mentre con un ordine del giorno approvato all’unanimità dalla Commissione Lavoro, prima firmataria Giuliana Carlino (Idv), si impegna il Governo a equiparare, a parità di ruolo, gli stipendi uomini-donne entro il 2016. La stessa Carlino sottolinea che «in Italia a parità di mansione le donne guadagnano in media il 16,4% in meno degli uomini».

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