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Partite Iva solo ai qualificati

Riconoscere un salario di base (od orario) anche ai lavoratori parasubordinati che potrebbero subire danni in busta paga per effetto dell’aumento graduale (entro il 2018) dei contributi Inps. Soppressione dell’obbligo di stabilizzazione di una certa quota di apprendisti (30% per i primi 36 mesi dall’entrata in vigore del Ddl Fornero, che salgono al 50% a regime) prima di assumerne altri.
Sulle partite Iva (e sul giro di vite previsto dall’attuale formulazione dell’articolo 9 della riforma del lavoro, oggetto di critiche specie da parte delle imprese) si punta a un doppio intervento che distingua in modo netto il lavoro autonomo fittizio (da punire) da quello invece genuino (da preservare). Sul primo fronte, Pd e Pdl starebbero studiando una sorta di “tipizzazione” delle mansioni di bassa qualifica (attraverso un elenco ad hoc o rimandando il compito alla contrattazione collettiva) per ricoprire le quali l’azienda non potrà ricorrere a partite Iva. Mentre per tutelare al meglio le partite Iva più qualificate si punterebbe a escludere dal doppio salto che (ora) porta alla subordinazione, oltre ai professionisti iscritti agli albi, anche «i contratti di consulenza che richiedono un apporto di competenza specifica nella fase operativa». Con l’obiettivo quindi di limitare l’utilizzo (corretto) della partita Iva alle sole mansioni medio-alte.
Sono questi alcuni degli emendamenti che Pdl e Pd presenteranno oggi (il termine scade alle ore 12) in commissione Lavoro del Senato per modificare la riforma Fornero. I due partiti di maggioranza presenteranno un centinaio di emendamenti, quasi tutti per correggere le norme sulla flessibilità in entrata. Sul fronte infatti dei licenziamenti (dopo l’accordo politico dei giorni scorsi tra il premier Mario Monti e i tre leader di Pdl, Pd e Udc) ci saranno solo due proposte di correzioni “tecniche”. Una, sui licenziamenti disciplinari, per re-introdurre le “tipizzazioni” (di giusta causa e di giustificato motivo soggettivo) per far scattare il reintegro in caso di recesso illegittimo (si veda «Sole 24 Ore» del 15 aprile); e l’altra, una norma anti-elusiva, nella nuova fase di conciliazione (preventiva e obbligatoria), per evitare che comportamenti arbitrari del lavoratore (per esempio una finta malattia) possano inficiare l’atto di licenziamento.
Una volta depositati tutti gli emendamenti (la Lega dovrebbe presentarne circa 200, l’Idv una cinquantina) i due relatori, Maurizio Castro (Pdl) e Tiziano Treu (Pd), tireranno le fila e cercheranno di trovare un’intesa, riservandosi comunque la possibilità di presentare emendamenti nel corso dell’esame del Ddl. Che viaggerà «spedito», ha assicurato Castro, che ha ipotizzato il via libera in Commissione Lavoro per i primi di maggio (già forse il 2).
L’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha sottolineato come il Pd, tra i suoi emendamenti (ieri mattina c’è stato un ultimo briefing tecnico con Tiziano Treu), proporrà anche norme “anti-raggiri” su dimissioni in bianco e congedi. Sull’estensione della mini-Aspi anche a stagionali e precari c’è un problema di coperture. Mentre sull’introduzione di una retribuzione di base per i collaboratori (che avranno un aggravio contributivo) il Pd viene incontro all’apertura «al salario minimo» fatta la settimana scorsa dal commissario Ue per l’occupazione, Lazlo Andor.
Il Pdl, ha sottolineato il vice presidente della commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola, presenterà (pure) modifiche sui contratti a termine. In particolare: per abolire il causalone per i primi rapporti a tempo (limitati ai sei mesi) e per sottrarre dal computo del massimale di 36 mesi i periodi lavorati in somministrazione.

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