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Partite Iva, resterà anche il vecchio fisco

Come aveva promesso il presidente del Consiglio Matteo Renzi, parlando di un «autogol», il governo è pronto a correggere il regime fiscale dei «minimi», cioè delle piccole partite Iva. Con un emendamento che verrà presentato l decreto Milleproroghe, l’esecutivo dovrebbe infatti prorogare di un anno il vecchio regime, che prevedeva un’aliquota del 5% ma solo per chi ha meno di 35 anni, lasciando coesistere a questo il nuovo sistema, senza limiti di durata o di età, ma con l’aliquota del prelievo al 15%. 
Più difficile, secondo i due relatori del provvedimento al Senato, Manlio Marchi del Pd e Francesco Paolo Sisto di Fi, che il governo possa intervenire anche sull’aliquota contributiva, che dovrebbe dunque salire dal 27 al 30%. Quella sulle piccole partite Iva, che a dicembre hanno avuto un’impennata dettata proprio dalla possibilità di agganciare in tal modo il vecchio regime ritenuto più favorevole, non è l’unica novità che si affaccia sul Milleproroghe.
Per iniziativa degli stessi Marchi e Sisto, con l’asserito accordo del governo, si prepara anche la riapertura della rateizzazione delle cartelle Equitalia per i contribuenti e le imprese che hanno visto decadere entro il 2014 un precedente piano di rateazione per morosità. Potranno chiedere un nuovo piano di rateazione fino a 72 rate mensili, che non sarà prorogabile e decadrà in caso di mancato pagamento di due rate, anche non consecutivo.
Possibile anche la proroga di due anni degli incentivi fiscali previsti per favorire il rientro in Italia dei “cervelli” all’estero, mentre il governo ha escluso un’ulteriore proroga degli sfratti. Con il decreto, ha detto ieri il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, saranno individuati nell’ambito delle disponibilità anche economiche dei comuni nuovi alloggi per le famiglie bisognose, prevedendo il loro trasferimento.
Con il Milleproroghe si dovrebbe provvedere anche ad aumentare l’anticipo alle imprese sugli appalti pubblici, dal 10 al 15%: lo split payment, cioè il pagamento dell’Iva da parte del committente (lo Stato) appena introdotto starebbe infatti creando problemi alle imprese soprattutto nel settore delle costruzioni, che si trovano con forti crediti Iva impossibili da compensare e poca liquidità. Sempre nel Milleproroghe, che scade il primo marzo, fatica a trovare spazio nell’Aula del Senato per la calendarizzazione delle riforme istituzionali, e deve ancora passare alla Camera, entrerebbero anche due provvedimenti della Salute. Il divieto di fumo in auto, alla presenza di minori, e 250 assunzioni all’Agenzia del Farmaco.
È ancora tesa, invece, la situazione sui decreti attuativi del Jobs Act. La minoranza del Pd, la sinistra più radicale e anche Forza Italia stanno facendo l’ultimo tentativo di cancellare l’estensione delle regole del Jobs Act ai licenziamenti collettivi. La Commissione Lavoro del Senato ha definito un parere con un’integrazione in tal senso votata da Pd, Sel e M5S e contestata dal presidente e relatore Maurizio Sacconi (Ncd) mentre alla commissione Lavoro della Camera, guidata dal Pd Cesare Damiano, il parere, atteso ieri, è slittato alla prossima settimana. Il nodo sarà definitivamente sciolto solo il 20 febbraio quando gli schemi dei due decreti legislativi di attuazione del Jobs Act arriveranno in Consiglio dei ministri.
Marianna Madia, ministro della Pubblica Amministrazione, annuncia intanto che nel decreto attuativo della delega sula riforma si tornerà a parlare di licenziamenti, anche se indirettamente, per i dipendenti pubblici. «Ci sarà attenzione – ha detto – all’assenteismo di massa e reiterato. Vogliamo che i procedimenti disciplinari abbiano un esercizio concreto».

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