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Partite Iva, più redditi dichiarati Notai al top e allevatori in coda

La legge delega sulla riforma fiscale attesa in Consiglio dei ministri per fine mese mette al centro la compliance. E uno dei modi per raggiungerla è rappresentata dai sistemi premiali. Un metodo già applicato per le pagelle fiscali, in gergo tecnico gli Isa. I risultati stanno arrivando come dimostrano i numeri diffusi ieri dal dipartimento Finanze sulle dichiarazioni 2020 (anno d’imposta 2019, ossia quello che ha preceduto l’emergenza Covid). Nonostante la platea delle pagelle fiscali si restringa di quasi 450mila unità per la fuga verso la flat tax, aumentano i redditi d’impresa o di lavoro autonomo: il valore medio si attesta a 38.340 euro (+7,3% rispetto all’anno d’imposta 2018). Il valore più elevato si registra per il gruppo di attività degli studi legali e dei notai con 91.200 euro. Mentre in coda ci sono agricoltori (5.900 euro in media) e allevatori (5.100 euro).

La spinta all’adeguamento spontaneo emerge anche dai numeri del regime premiale, ossia il meccanismo che consente semplificazioni e vantaggi fiscali a chi consegue un voto da 8 a salire nelle pagelle dell’amministrazione finanziaria. Per l’anno d’imposta 2019, le partite Iva con un punteggio almeno pari ad 8 sono state poco più di un milione, pari al 38,3% del totale. Una percentuale addirittura più alta per i professionisti (in precedenza sempre esclusi dal regime premiale quando c’erano gli studi di settore): più di uno su due (51%) ha avuto accesso alle semplificazioni. Nel complesso, anche i dati di redditi medi e ricavi o compensi medi per chi ha avuto accesso al regime premiale sono più alti. Nel primo caso il valore si attesta a 64.607 euro (+12%), nel secondo il valore è di 340.150 euro (+23%).

Ma, come anticipato, un altro dato da tenere in considerazione riguarda i forfettari, che invece sono esonerati dalle pagelle fiscali. Il dipartimento delle Finanze sottolinea come le partite Iva tra regime degli ex minimi e forfettari sono ormai quasi la metà (il 47%) delle partite Iva. In valore assoluto, i forfettari sono circa 1,6 milioni (800mila hanno iniziato l’attività nel 2019) con un reddito imponibile pari a circa 20miliardi di euro per un valore medio di 13.895 euro mentre l’imposta sostitutiva del 15% o 5% (per i primi cinque anni di attività) è stata pari a 2,5 miliardi di euro per un valore medio di 1.733 euro.

Con i dati sulle partite Iva si completa anche il quadro sui redditi prevalenti. Ebbene, l’84,2% dei 41,5 milioni di contribuenti Irpef detiene prevalentemente reddito da lavoro dipendente o pensione mentre solo il 6,4% ha un reddito prevalente derivante da attività d’impresa o lavoro autonomo (compreso quello in regime forfettario o ex minimi). Il 3,9% detiene in prevalenza reddito da fabbricati.

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