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Partite Iva inattive chiuse con F24

di Franco Ricca 

Chiusura agevolata della partita Iva inoperosa con il modello F24: per estinguere le posizioni inattive e sanare l'omessa comunicazione della cessata attività non occorre presentare la dichiarazione anagrafica (modello AA7 o AA9), ma è sufficiente effettuare il pagamento di 129 euro, compilando la delega di versamento secondo le indicazioni stabilite dall'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 72 dell'11 luglio 2011.

Termine ultimo il 4 ottobre 2011, novantesimo giorno dall'entrata in vigore del dl 98/2011. Mentre la norma è ancora fresca d'inchiostro, l'agenzia ha già emanato le disposizioni attuative essenziali con la citata risoluzione, accompagnata da un comunicato stampa che illustra nei dettagli le modalità dell'operazione.

La norma del dl stabilizzazione. Il comma 23 dell'art. 23 del dl 98/2011 stabilisce che i soggetti che, sebbene obbligati, non abbiano presentato tempestivamente la dichiarazione di cessazione dell'attività, possono sanare la violazione dell'art. 35 del dpr 633/72 versando, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, un importo pari ad un quarto della sanzione minima prevista, per tale violazione, dall'art. 5, comma 6, primo periodo, del dlgs n. 471/97, ovverosia l'importo di 129 euro (un quarto di 516 euro). Condizione indispensabile è che la violazione non sia stata già constatata con atto portato a conoscenza del contribuente.

Al riguardo, nella relazione illustrativa del decreto viene spiegato che la disposizione «introduce un'agevolazione per incentivare l'adempimento spontaneo dei contribuenti, consentendo l'applicazione della sanzione ridotta a un quarto del minimo (129 euro), a condizione che venga presentata apposita comunicazione di cessazione dell'attività all'Agenzia delle entrate, nel termine di 90 giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione.» Come osservato da ItaliaOggi di venerdì 8 luglio, quindi, la norma non prevede la mera possibilità di definire in via agevolata le violazioni già commesse precedentemente, ma l'opportunità di estinguere le posizioni inattive ancora aperte pagando una sanzione ridotta per la tardiva comunicazione della cessazione di attività. A maggior ragione, dovrebbe essere consentito sanare la violazione ai contribuenti che hanno già presentato la dichiarazione di cessazione tardiva.

Adempimenti necessari. Il percorso da seguire per avvalersi di questa opportunità è delineato nella risoluzione emanata ieri dall'agenzia e nel relativo comunicato stampa. La risoluzione istituisce, in primo luogo, il codice tributo 8110, da riportare nel modello di versamento della somma prevista dalla norma (129 euro), precisando che occorre utilizzare il modello «F24 Versamenti con elementi identificativi». Definisce, poi, gli elementi che devono essere riportati sulla delega di versamento, che sono i seguenti:

– nella sezione «contribuente»: i dati anagrafici e il codice fiscale del versante

– nella sezione «erario ed altro»: la lettera R nel campo «tipo»; la partita Iva da cessare nel campo «elementi identificativi»; il codice tributo 8110 nel campo «codice»; l'anno di cessazione dell'attività nel campo «anno di riferimento».

Un procedimento semplificato, dunque, che non contempla neppure, come precisato nel comunicato stampa delle entrate, l'onere, richiamato nella relazione, di presentare «apposita comunicazione» di cessazione dell'attività, comunicazione che è stata invece opportunamente incorporata nello stesso modello F24: la partita Iva verrà infatti chiusa sulla base dei dati indicati nel modello.

Occorre ricordare che il termine della sanatoria è il novantesimo giorno dalla data di entrata in vigore del decreto-legge; considerato che il decreto è entrato in vigore il 6 luglio, la scadenza è dunque il 4 ottobre 2011.

A questo punto non manca nulla per l'avvio dell'operazione, per cui i due milioni di soggetti potenzialmente interessati (questa la stima delle posizioni Iva inattive secondo la relazione tecnica del decreto) possono attivarsi, a condizione che non abbiano già ricevuto la contestazione della violazione. A quest'ultimo proposito, sarà bene affrettarsi perché non è chiaro se la constatazione della violazione sia ostativa solo se già realizzata alla data di entrata in vigore del decreto.

Un altro dubbio che andrebbe chiarito è se sia possibile effettuare il pagamento utilizzando eventuali crediti compensabili; l'assenza di un'espressa previsione al riguardo, indurrebbe a ritenere di no. Come ricorda il comunicato dell'agenzia, coloro che non si avvalgono di questa opportunità saranno soggetti alla sanzione ordinaria, che va da 516 a 2.065 euro.

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