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Partite Iva, contributi in salvo

Pagamento automatico dei contributi a fondo perduto da Covid-19 anche senza il calo di fatturato. È quanto spetta di diritto alle partite Iva che non hanno dovuto dimostrare tale requisito nella prima tornata di aiuti ricevuta, ovvero ai soggetti che si trovano in un comune in stato di emergenza precedente alla crisi da Covid-19 e hanno ottenuto gli aiuti del decreto Rilancio e poi quelli del decreto Ristori (così come previsto anche a favore di chi ha aperto la partita Iva dal 1° gennaio 2019).

Ma per sancire questo diritto è dovuta intervenire l’Agenzia delle entrate con la circolare n. 5/E/2021 del 18 maggio 2021 e con la più recente risposta all’interpello n. 405/2021 (si veda anche altro articolo in pagina).

Tutto questo dopo che si era venuto a determinare un caos interpretativo in seguito alle indicazioni fornite dalla guida dell’Agenzia delle entrate sui contributi a fondo perduto, pubblicata a dicembre 2020, secondo cui l’indennizzo spetta e viene erogato solo se, in base agli importi indicati, si è verificato il calo del fatturato e corrispettivi tra aprile 2019 e aprile 2020 di almeno un terzo. Per riportare ordine dopo tale interpretazione da parte della stessa Agenzia delle entrate, che ha disorientato la platea dei beneficiari dei contributi a fondo perduto da Covid-19, lo stesso organo del ministero dell’economia e delle finanze è dovuto intervenire mediante i documenti di prassi, con cui è stata confutata la posizione assunta con la guida del dicembre 2020. Le medesime regole circa il pagamento automatico dovrebbero valere anche per il decreto legge Sostegni bis, sebbene al riguardo è auspicabile un intervento chiarificatore.

I chiarimenti sul pagamento automatico. La riduzione di fatturato non è richiesta soggetti con domicilio fiscale o sede operativa in comuni colpiti da eventi calamitosi e con stato d’emergenza in atto al 31 gennaio 2020 (giorno di dichiarazione dello stato d’emergenza Covid-19), al pari di chi ha aperto la partita Iva dal 1° gennaio 2019. Pertanto, tali soggetti non devono restituire l’importo erogato che pur in assenza di calo di fatturato, hanno ricevuto mediante il pagamento automatico previsto dal decreto Ristori. Lo ha stabilito l’Agenzia delle entrate con la risposta all’interpello n. 405/2021 del 15 giugno 2021.about:blank

A tale proposito va ricordato che il decreto Ristori (n. 137/2020) ha riconosciuto, in favore delle partite Iva più danneggiate dalle restrizioni e già beneficiarie del bonus previsto dal decreto Rilancio, il pagamento automatico di una nuova tranche di aiuti a fondo perduto.

Si è trattato di uno degli aiuti riconosciuti alle imprese, al quale sono seguiti successivi interventi e ad ultimo le misure del decreto Sostegni bis.

Sia per chi ha ricevuto il pagamento automatico, in quanto beneficiario della prima tornata di aiuti previsti dal decreto Ristori, che per le successive domande, il decreto Ristori ripropone le modalità di calcolo «semplificato». Le predette categorie di beneficiari, pertanto, hanno avuto accesso ai ristori anche in assenza di calo di fatturato.

Le regole per il Sostegni bis. Le regole per le partite Iva che non hanno dovuto dimostrare il requisito del calo di fatturato di almeno un terzo tra aprile 2019 e aprile 2020 nella prima tornata di aiuti ricevuta, ovvero i soggetti che si trovano in un comune in stato di emergenza precedente alla crisi da Covid-19 e hanno ottenuto gli aiuti del decreto Rilancio e poi quelli del decreto Ristori, nonché i soggetti che hanno aperto la partita Iva dal 1° gennaio 2019, ), dovrebbero valere anche per il decreto legge Sostegni bis. L’art. 1 del dl 73/2021 infatti così recita: «Al fine di sostenere gli operatori economici colpiti dall’emergenza epidemiologica Covid-19, è riconosciuto un ulteriore contributo a fondo perduto a favore di tutti i soggetti che hanno la partita Iva attiva alla data di entrata in vigore del presente decreto e, inoltre, presentano istanza e ottengono il riconoscimento del contributo a fondo perduto di cui all’articolo 1 del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, e che non abbiano indebitamente percepito o che non abbiano restituito tale contributo». Stando alla lettura della norma, pertanto, chi ha ricevuto gli aiuti senza dimostrare il calo di fatturato una prima volta dovrebbe riceverli una seconda volta. Tuttavia, a tale riguardo sarebbe necessario un chiarimento degli organismi preposti all’erogazione del contributo e le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle entrate.

L’opposta interpretazione della guida. In contrasto con l’interpretazione fornita dall’Agenzia delle entrate sia con la circolare n. 5/E/2021 del 18 maggio 2021 sia con la risposta all’interpello n. 405/2021, va segnalato quanto esposto dalla guida dell’Agenzia delle entrate «I contributi a fondo perduto per i settori economici con nuove restrizioni» pubblicata a dicembre 2020. Nel paragrafo «L’accreditamento diretto» la guida recita: ai soggetti che sulla precedente istanza al contributo a fondo perduto previsto dall’art. 25 del decreto Rilancio hanno barrato la casella relativa al domicilio fiscale o sede operativa nei comuni oggetto di precedente calamità con stato di emergenza ancora in corso al 31 gennaio 2020, il nuovo contributo spetta e viene erogato solo se, in base agli importi indicati, si è verificato il calo del fatturato e corrispettivi tra aprile 2019 e aprile 2020 di almeno un terzo.

La guida riporta pertanto un’indicazione opposta e contradditoria rispetto a quanto stabilito dalla stessa Agenzia con la circolare n. 5/E/2021 del 18 maggio 2021 e con la risposta all’interpello n. 405/2021, evidenziando che la verifica del calo di fatturato era uno dei prerequisiti per il pagamento automatico.

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