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Partite Iva, contributi fermi al 27%

Doppia vittoria nel milleproroghe per le partite Iva: stop all’aumento dei contributi per collaboratori, free lance e precari; torna su opzione nel 2015 il regime dei minimi con imposta sostitutiva al 5% per chi ha ricavi fino a 30mila euro. Confermata la mini-proroga per 4 mesi del blocco degli sfratti e ritorno in vita di uffici periferici dei giudici di pace. Sul fronte enti locali, arrivano nell’ultima tornata di voti in commissione: lo slittamento al 1° settembre del termine entro cui i Comuni dovranno, in chiave spending review, dotarsi di centrali uniche di acquisto, e sanzioni ridotte per Venezia e Chioggia a causa del mancato rispetto del patto di stabilità interno 2014 (su questi temi si rinvia all’approfondimento pubblicato a pagina 38).
Dopo la maratona notturna delle commissioni Bilancio e Affari costituzionali, il testo del decreto milleproroghe è approdato ieri in Aula. Sul testo modificato in commissione il Governo porrà oggi la questione di fiducia per ottenere il via libera definitivo entro venerdì e spedire il decreto all’esame finale di Palazzo Madama, che entro il 1° marzo potrà solo limitarsi a certificare il lavoro di Montecitorio.
Governo, maggioranza e opposizione all’alba di ieri hanno tutti fatto la corsa a intestarsi lo stop all’aumento dei contributi per i titolari di partita Iva, iscritti alla gestione separata Inps, che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria, né pensionati. Nelle riformulazione degli emendamenti bipartisan e di tutta la maggioranza i contributi vengono così riderminati: 27% per gli anni 2014 e 2015 (in luogo, rispettivamente, del 28 e del 30%); 28% per l’anno 2016 (in luogo del 31%); 29% per il 2017 (in luogo del 32%). Lo stop chiesto a gran voce da tutte le associazioni di categoria (si veda il servizio in pagina) costerà allo Stato 120 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017 che saranno coperti con una riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica e per 60 milioni per il 2015 e per 35 milioni per il 2017 con un taglio al Fondo speciale di parte corrente.
Scelta civica incassa il via libera all’emendamento a firma Sottanelli che fa tornare in vita per il 2015, su opzione, il regime dei minimi soppresso dall’ultima legge di stabilità. Così, in deroga a quanto previsto dalla stabilità 2015, i soggetti in possesso dei requisiti potranno chiedere l’applicazione del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, che prevede un limite dei ricavi di 30mila euro e l’aliquota sostitutiva del 5 per cento. Questo regime interessa coloro che intraprendono una nuova attività ovvero che l’abbiano iniziata a partire dal 31 dicembre 2007, per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro successivi ovvero fino al compimento del trentacinquesimo anno d’età.
Altra novità attesa e arrivata nella notte dalle Commissioni è la mini-proroga di 4 mesi per l’esecuzione degli sfratti per fine locazione. Come ha evidenziato il ministro Maurizio Lupi «fa giustizia in doppio senso, non perpetua una automatica proroga degli sfratti, considerata incostituzionale dalla Consulta, e dà il tempo ai casi effettivamente bisognosi perché venga attuato il passaggio da casa a casa». Per Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia, «ora tocca alla politica a livello di enti locali adoperarsi perché i problemi sociali siano risolti nella logica della contemporanea tutela della proprietà».
Confermata anche la possibilità di ottenere entro il 31 luglio 2015 un nuovo piano di rateazione dei debiti fiscali se si è decaduti dal beneficio fino al 31 dicembre 2014. La riammissione è su richiesta del contribuente. Con la presentazione dell’istanza non potranno essere avviate nuove azioni esecutive.

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