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Partita in salita con i falchi Ue E il Tesoro chiede cautela

«Dobbiamo essere coraggiosi, quando avremo superato la crisi greca serviranno politiche per crescita e occupazione, dovremo ridurre le tasse ». Il primo luglio a Berlino, nel chiuso dell’ufficio di Angela Merkel, Matteo Renzi ha accennato alla Cancelliera il suo piano (allora ancora segreto) per tagliare le imposte. Stesse parole il premier le ha usate qualche giorno dopo con il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker. Dai due maggiori player del tavolo europeo Renzi ha ottenuto una cauta apertura: «Vediamo, quando il tuo piano sarà pronto lo studieremo».
Passa anche da Bruxelles la sfida di Renzi sul fisco. Un piano da 50 miliardi in tre anni per tagliare le tasse su casa, imprese e reddito. Per farlo il premier e il suo staff economico immaginano un mega sconto europeo che l’anno prossimo permetta all’Italia di tenere il deficit al 2,7%, al di sotto del 3% di Maastricht ma ben lontano dall’1,8 concordato con l’Europa.
La sfida si annuncia difficile. Dopo l’apertura informale di Merkel e Juncker, ieri il commissario agli Affari economici, Pierre Moscivici, è stato cauto, un buon segnale visto che in tempi passati l’ipotesi di tagliare le tasse in deficit sarebbe stata subito bollata come eresia: «Un giudizio è prematuro — ha detto la colomba francese — valuteremo in base a quello che l’Italia ci proporrà». Intanto dietro le quinte si sono aperti i consueti canali di comunicazione tra Roma e Bruxelles, con la Commissione che ha chiesto al governo informazioni dettagliate sul piano.
La partita sarà tutta politica, terreno preferito da Renzi, visto che con le regole attuali «molto difficilmente», spiegava ieri un responsabile europeo, Bruxelles potrebbe concedere all’Italia un tale sconto. Oggi, con il Fiscal Compact, non basta restare sotto il 3%, ma bisogna far scendere rapidamente il debito e azzerare il deficit (l’Italia è impegnata a farlo entro il 2018). Roma invece immagina una manovra da 25 miliardi (16 per evitare le clausole di salvaguardia, 5 per le tasse e il resto per la flessibilità in uscita e il rispetto delle sentenze su pensioni e dipendenti pubblici) dei quali circa 14 sarebbero coperte in deficit.
La squadra del premier prevede una spending review da 10 miliardi che sommati ai 6 di sconto per il 2016 già ottenuti da Bruxelles in cambio delle riforme, porterebbero appunto il disavanzo all’1,8%, evitando l’attivazione delle clausole di salvaguardia (aumento automatico di Iva e accise). Il responsabile della spending, Yoram Gutgeld, ha già trovato i soldi per la sforbiciata, ma a nessuno sfugge che per far digerire ai ministeri tagli così urticanti Renzi dovrà usare tutto il suo peso politico. E diversi ministri sono già sul piede di guerra.
Se la spending andasse in porto, a quel punto i renziani immaginano di trattare con l’Europa il maxi sconto. Roma in cambio delle riforme ha già incassato una flessibilità dello 0,4% per il 2016 (6 miliardi già impegnati) che potrebbe essere estesa al massimo di un altro decimale (1,5 miliardi). Il governo potrebbe però chiedere di attivare anche la flessibilità per gli investimenti. Tecnicamente non è vietato cumulare le due clausole, ma ci sono diverse condizioni che rendono molto difficile ottenere questo favore.
Ecco perché a Palazzo Chigi preparano una partita politica che sarà giocata in autunno, a Bruxelles e Berlino, per cambiare le regole, o almeno per dargli una bella spallata, ma dall’esito incerto, con i falchi in agguato per contrastare la sortita.
Le difficoltà del negoziato non sfuggono al Tesoro, più cauto rispetto ai renziani, a loro volta irritati dalla sensazione di scarso coraggio di Via XX Settembre. Non a caso ieri Padoan, pur ricordando che l’Italia potrebbe ottenere maggiore flessibilità, ha sottolineato che la sforbiciata alle tasse «è credibile se deriva da un taglio della spesa».
Ma fare più di 10 miliardi di spending in un anno è un’impresa. Alla fine, Europa permettendo, la soluzione potrebbe essere a metà strada tra chi immagina una manovra in deficit e chi la vuole tutta di tagli.
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