Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Parti comuni, cambi difficili

Maggioranza speciale e regole di convocazione dell’assemblea differenti rispetto a quelle ordinarie per il cambio di destinazione d’uso in condominio. Con la riforma (la legge 11 dicembre 2012, n. 220, entrata in vigore il 18 giugno del 2013) è diventato più difficile che in passato variare la finalità a cui sono adibiti locali e porzioni di immobili comuni. Si pensi, ad esempio, al cambio di destinazione d’uso dei locali di portineria e alloggio del portiere, quando sia stato soppresso il servizio di portierato.
Partiamo dalle regole per approvare la variazione. Nel regime anteriore alla legge 220/2012, la modifica avveniva con la stessa maggioranza prevista dall’articolo 1136, quinto comma del Codice civile, per le innovazioni. Cioè la maggioranza dei condomini oltre ai due terzi dei millesimi. Da un anno il quadro è cambiato. L’articolo 1117-ter del Codice civile, introdotto dalla legge di riforma, stabilisce infatti che la destinazione d’uso delle parti comuni possa essere modificata «con un numero di voti che rappresenta i quattro quinti dei partecipanti al condominio e i quattro quinti del valore dell’edificio».
Pertanto è necessaria la maggioranza per i cambi di destinazione d’uso.
Anche la nuova norma, comunque, ribadisce comunque che il cambio è permesso solo se non reca pregiudizio alla stabilità o sicurezza del fabbricato, al pari godimento di tutti i condomini e a patto che non ne alteri il decoro.
Comunque si sia arrivati alla versione finale del testo dell’articolo 1136, il risultato è che oggi il riuso di spazi condominiali non più utilizzati è ostacolato, piuttosto che agevolato.
Oltre alle maggioranze, sono più stringenti rispetto alla situazione antecedente anche i termini di convocazione dell’assemblea.
L’avviso d’indizione deve essere affisso per non meno di 30 giorni consecutivi nei «locali di maggior uso comune o negli spazi a tale fine destinati».
La comunicazione ai singoli proprietari, invece, deve arrivare mediante lettera raccomandata o mezzi telematici equipollenti con almeno 20 giorni di anticipo. Ciò significa che non dovrebbe essere ammesso un semplice fax o la consegna a mano.
Infine, all’interno della convocazione è necessario indicare quali siano le parti comuni oggetto della modificazione e quale la nuova destinazione d’uso proposta. Pena la nullità della convocazione.
Sulla conseguente e logica nullità anche della delibera (eventualmente approvata nel corso di una riunione nulla) non c’è, invece, ancora chiarezza. Ma quasi certamente toccherà alla magistratura offrire, di fronte al presentarsi di casi concreti, le prime indicazioni sul punto.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa