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Partenza lenta per la nuova Mediobanca

Tre ore di consiglio, una riunione del comitato esecutivo, tanti interventi centrati sulla macro-economia e un clima ufficialmente definito «tranquillo e sereno». Ma niente anticipazioni di piani industriali, nessuna linea guida di quello che verrà individuato nel prossimo futuro, nonché
illustrato agli azionisti e al mercato in giugno. E anche allora, hanno fatto notare alla fine del cda, «non bisogna aspettarsi un piano quinquennale di stile sovietico, perché di questi tempi sarebbe imprudente». Troppe ancora le incognite, da Basilea 3 al quadro politico, foriero di incertezze.
Insomma, chi si aspettava grandi annunci è rimasto deluso. E chi pensava che potesse essere affrontato il nodo delle partecipazioni strategiche di Mediobanca o addirittura di un possibile spin off tra le varie anime (attualmente in Borsa Piazzetta Cuccia vale solo le sue partecipazioni, come se le attività bancarie valessero zero) è rimasto ancora più a bocca asciutta. Di partecipazioni si tornerà a parlare in un prossimo consiglio, ragionevolmente a febbraiomarzo, quando peraltro verrà data concretezza e linee guida anche ai discorsi affrontati ieri. E’ peraltro possibile che i vari consiglieri avessero altro per la testa – Marco Tronchetti Provera ad esempio è andato via abbastanza presto mentre Carlo Pesenti, probabilmente influenzato, era in collegamento telefonico. Ufficialmente i punti di potenziale interesse – e di frizione – non sono stati proprio toccati: niente futuro delle partecipazioni, ma una profonda disamina dello status quo della banca da parte dell’amministratore delegato, Alberto Nagel.
Cominciando dall’inizio, dal 2003 in avanti, e focalizzandosi sulla parte appunto operativa di Piazzetta Cuccia. Dunque, corporate e investment banking (nonché delle attività più legate alla raccolta della banca). Nagel ha passato in rassegna, con numeri e tabelle, le varie anime del gruppo, come se fosse una sorta di cda di conti. Poi ha illustrato il momento economico e lo scenario macro (su cui sono intervenuti anche altri consiglieri, a partire da Tarak Ben Ammar, che si è focalizzato sullo scenario dell’area del Mediterraneo). E per concludere, il numero uno di Piazzetta Cuccia ha spiegato come si intende procedere sulle attività all’estero: nessuna nuova apertura (a parte la Turchia, dove si è in attesa dell’autorizzazione di Bankitalia) e rafforzamento, nelle varie sedi, delle attività più rappresentative (ed economicamente vincenti).
Con occhio ai costi e un altro, ancora più concentrato se possibile, al controllo dei rischi. In un mix di attività che assorbono poco capitale, come l’advisory, insieme al resto. Discorso a parte sul modo di incentivare la raccolta della banca, quella preziosa riserva di liquidità da preservare e incentivare. A partire da Che banca! (che si muove sia sul canale on line che nelle forme tradizionali) la quale garantisce circa il 20% della raccolta diretta del gruppo ma non è ancora a break even.

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