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Partenza lenta del Pil, l’Europa incalza l’Italia

ROMA Doccia fredda dell’Istat sulle aspettative del governo per la crescita dell’economia. Nel giorno in cui da Bruxelles è arrivata la lettera di richiamo all’Italia sui conti pubblici, l’istituto di statistica, nella consueta Nota mensile, stima l’aumento del prodotto interno lordo per il primo trimestre del 2016 in appena lo 0,1%, confermando quindi la crescita «a ritmi moderati» in «un quadro di indebolimento della ripresa globale». L’incremento «acquisito» del Pil, continua l’Istat, è pari allo 0,4%. Sarebbe questa cioè la crescita nel 2016 se nei prossimi tre trimestri il Pil fosse pari a zero.
Ovviamente si spera che il risultato sia migliore, ma queste stime costringeranno comunque il governo a correggere al ribasso le sue previsioni per il Pil 2016 (+ 1,6%). Ciò avverrà con il Def (Documento di economia e finanza) che il governo presenterà entro il 15 aprile. La stima sarà abbassata come minimo all’1,4% e ciò complicherà il percorso di risanamento dei conti pubblici.Per quest’anno l’esecutivo dovrà trovare in corso d’opera almeno 3 miliardi, ma lo farà ricorrendo al maggior gettito della voluntary disclosure dei capitali nascosti all’estero e grazie alla minor spesa per interessi sul debito.
Dall’opposizione il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, dice che «l’Italia rischia di non fare neanche l’1%» di Pil, che è l’ultima stima fatta per esempio dall’Ocse, l’organizzazione dei Paesi più industrializzati. Nella maggioranza è Maurizio Sacconi (Area popolare) a definire la situazione «preoccupante» e a chiedere al governo di «sostituire i molti fattori inibitori dello sviluppo con coraggiosi facilitatori». Secondo il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, la cosa di cui bisogna preoccuparsi è soprattutto l’inflazione, anzi la deflazione, visto che, come osserva l’Istat, «dopo essere rimasta per 9 mesi su valori positivi anche se prossimi allo zero, in febbraio l’inflazione si è riportata in territorio negativo»: – 0,3% in Italia e – 0,2% nell’area euro, a causa del crollo del prezzo del petrolio.
Sono internazionali anche le cause del rallentamento del Pil anche se in Italia esso è più forte e continuo che nei principali Paesi europei. Siamo partiti con un Pil in crescita dello 0,4% nel primo trimestre del 2015, che si è via via ridotto a un + 0,3% nel secondo, + 0,2 nel terzo e + 0,1% nel quarto, livello confermato nelle stime per il primo trimestre del 2016, «con un intervallo di confidenza tra – 0,1% e + 0,3%», dice l’Istat. Alla mini ripresina contribuirebbero ancora i consumi privati che compenserebbero il calo della domanda estera e dei consumi pubblici. L’occupazione, dopo il buon andamento del 2015 grazie agli sgravi sulle assunzioni, a gennaio è risultata ancora in crescita (+ 70 mila).

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