Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Partecipazioni non qualificate, c’è il nodo della tassazione

Nonostante la trasformazione in società semplice sia una operazione decisamente meno complessa della assegnazione, l’applicazione pratica fa emergere perplessità rilevanti.
Il primo rebus riguarda l’imposizione sulle riserve delle società di capitali, ed in particolare sui dividendi da attribuire ai soci non qualificati. La “decommercializzazione” della società comporta che tutti gli utili si intendono distribuiti, non avendo la società semplice un bilancio da cui far emergere la mancata distribuzione (articolo 170, comma 4, Tuir). Se i soci della società trasformanda sono tutte persone fisiche con una partecipazione qualificata, il problema non si pone: essi indicheranno (pro quota) gli utili di cui si presume la distribuzione nella propria dichiarazione reddituale ed assolveranno l’imposta personale sulla quota imponibile (40% o 49,72% a seconda dei casi) dei dividendi.
Per i soci non qualificati, invece, le regole generali imporrebbero l’applicazione della ritenuta alla fonte del 26%, senza obblighi dichiarativi in capo al socio. Tuttavia, la società semplice non è, a questi fini, indicata tra i sostituti d’imposta dall’articolo 27 del Dpr 600/1973, tanto è vero che la Dre Piemonte, in una risposta resa il 18 maggio 2006, ipotizzò di considerare tutti i soci alla stregua di soci qualificati.
Questa soluzione appare ben poco soddisfacente dal lato sistematico, anche se, paradossalmente, mentre quando venne suggerita appariva penalizzante, oggi (con la ritenuta d’imposta incrementata dal 12,50% al 26%) sarebbe addirittura vantaggiosa per i soci.
In attesa di chiarimenti, appare più logico operare la ritenuta come se i dividendi fossero stati materialmente distribuiti il giorno stesso della trasformazione.
Altro problema è costituito dal parallelo con l’assegnazione. In quest’ultima operazione, infatti, il socio tassa il dividendo in natura emergente dall’attribuzione dell’immobile, ma al netto dell’ importo su cui la società ha pagato l’imposta sostitutiva dell’8 per cento. In buona sostanza, fatto 100 il costo fiscalmente riconosciuto dell’immobile e 150 il valore normale (o catastale) prescelto per l’assegnazione, attribuendo riserve di utili il socio deve dichiarare un dividendo pari a 100 e non a 150, poiché su 50 la società versa l’imposta sostitutiva.
Pare, quindi, asistematico che, optando per la trasformazione, la società paghi la medesima imposta sostitutiva e il socio assoggetti a tassazione l’intero importo di riserve presenti a bilancio, senza alcuna decurtazione dovuta all’imposta sostitutiva. Nessun accenno in tal senso è, però, presente nei chiarimenti ministeriali, ad eccezione di questo passaggio nella circolare 37/E/2016, che potrebbe però essere variamente interpretato: «Il pagamento dell’imposta sostitutiva operato dalla società risulta definitivo e liberatorio per i soci assegnatari di qualsiasi ulteriore tassazione, esattamente come previsto nel caso delle trasformazioni agevolate in società semplici».
Analoga perplessità non si presenta per le riserve in sospensione d’imposta, poiché, in questo caso, il pagamento dell’imposta sostitutiva del 13% (peraltro non dovuta per le società già in contabilità semplificata) «è definitivo e liberatorio anche per i soci assegnatari di qualsiasi ulteriore tassazione» (par. 3.1 della medesima circolare).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa