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Partecipazioni e finanza La famiglia cambia ancora

C’è una certezza in quello che un tempo era l’impero Agnelli: ha cambiato pelle. Dall’industria a conglomerata di partecipazioni. «Ciò che va bene alla Fiat va bene all’Italia» diceva l’Avvocato Giovanni Agnelli, parafrasando quello che in America affermava la General Motors. Meno Italia e più investimenti internazionali sembra l’attuale strategia. Il grande gruppo industriale è diventato in dieci anni una holding.

Exor (sorta nel marzo 2009 con la fusione tra Ifil e Ifil) è il nome della società presieduta da John Elkann che gestisce gli interessi di una famiglia variegata e numerosa. Agli inizi non tutti a Torino avrebbero scommesso su di lui, vista anche l’età, mentre è stato subito chiaro che il dna internazionale lo avrebbe portato a guardare oltreconfine e in particolare verso l’Estremo Oriente.

La parola d’ordine è stata diversificare sia nella finanza sia nei Paesi. Indicativo è stato il trasferimento, avvenuto nel 2014, della sede fiscale di Fiat-Chrysler in Olanda che è costato all’Italia circa il 7% del Prodotto interno lordo. E altrettanto significativo quello che è accaduto con Fca.

Il ruolo di ScolariAi primi di gennaio si sono tenute le assemblee che hanno sancito la fusione tra le due case e la nascita di Stellantis, nata dalle nozze con Peugeot. Un’operazione che ha creato molte polemiche in Italia, specialmente sul fronte del controllo. E suscita anche qualche nostalgia, sapendo quello che Fiat ha rappresentato nella storia industriale del nostro Paese. Come se non bastasse nelle scorse settimane è arrivato un avvertimento neanche tanto velato da parte di Carlos Tavares. Il ceo di Stellantis ha parlato della necessità di razionalizzare l’ecosistema dei fornitori ed è ovvio che a risentirne di più saranno quelli italiani. Senza dimenticare che la ristrutturazione passerà anche per le fabbriche. A onor del vero, bisogna aggiungere che l’operazione si inserisce in quella rivoluzione verde destinata a cambiare l’industria dell’automotive. Un cambiamento epocale che Fca non era in grado di sostenere, sia sotto il profilo della tecnologia che degli investimenti.

Sintomatico è stato anche il caso Covéa-PartnerRe. L’anno scorso la società francese aveva firmato un memorandum of understanding per comprare a nove miliardi il gruppo di riassicurazione, controllato da Exor. Tutto sembrava definito, ma i transalpini hanno chiesto uno sconto ed Elkann, senza pensarci troppo, ha fatto saltare la vendita.

Alla luce del cambio di pelle va letta l’ascesa di Matteo Scolari in Exor. I suoi investimenti hanno consentito a Exor una plusvalenza di un miliardo nell’equity nel giro di quattro anni. Un risultato che gli ha valso il plauso dello stesso Elkann. «Vorrei felicitarmi con Scolari e con il suo team che gestisce i fondi azionari, investendo il capitale di PartnerRe e di Exor, che nel marzo 2021 hanno raggiunto il traguardo di un miliardo di dollari di plusvalenze», ha scritto il presidente nella lettera agli azionisti. Ingegnere torinese di 51 anni, laurea con lode al Politecnico, Scolari ha svolto un Mba alla Wharton Business School di Philadelphia, poi ha lavorato nel m&a di Goldman Sachs per passare in McKinsey e infine alla società londinese di investimenti Eton Park.

Pgm, Ocado e RollsTre gli asset che hanno favorito particolarmente la performance. Prima di tutto le aziende minerarie della sudafricana Pgm. La pandemia ha inizialmente causato un forte calo delle loro azioni perché gli investitori temevano la chiusura delle attività. Invece le aziende hanno ripreso le estrazioni e i prezzi delle azioni sono volati, raggiungendo nuovi record. Significativo l’investimento su un ecommerce del cibo come la britannica Ocado che ha visto schizzare verso l’alto la domanda durante l’emergenza Covid. Terzo asso è stato Rolls Royce, secondo produttore mondiale di motori per aerei civili. Sembra, invece, incerto il futuro dei camion dell’Iveco.

Ferrari e ArmaniQuesto per quanto riguarda la gestione della liquidità, ma quali sono i nuovi business strategici di Exor? La diversificazione ha portato a puntare sulla moda. Lo scorso dicembre, la holding della dinastia Agnelli ha acquistato la quota di maggioranza della griffe Shang Xia, fondata dieci anni fa dalla stilista Jiang Qiong Er, e cresciuta finora con l’aiuto della maison parigina Hermès. L’operazione, che verrà finalizzata entro la fine dell’anno, prevede che Exor sottoscriva un aumento di capitale riservato da 80 milioni. Hermès e Jiang Qiong Er rimarranno entrambe nell’azionariato, con l’obiettivo di accompagnare Shang Xia in quella che viene definita «la prossima fase di sviluppo».

Due mesi fa la holding è poi entrata nel capitale di Christian Louboutin. È stata annunciata una partnership con la società delle celebri scarpe dalle suole rosse per accelerare la crescita del brand. Exor ha investito 541 milioni per diventare azionista del 24% e nominerà due (una sarà Ginevra Elkann) dei sette membri del consiglio. Ma le novità potrebbero non essere finite.

Alcuni osservatori sostengono che si possa mettere in gioco anche il brand Ferrari. C’è chi parla di un’alleanza strategica con la famiglia Dumas che controlla Hermès. Ma c’è anche l’ipotesi Giorgio Armani. Se lo stilista milanese decidesse di aprire il capitale, Exor un pensiero ce lo farebbe.

E tra le scelte importanti, da qualche settimana, c’è anche la Juventus. Da undici anni la presidenza del club è occupata da Andrea Agnelli, ma il rapidissimo dietrofront che ha travolto il progetto Superlega ne ha messo in discussione la credibilità.

Va segnalato che la società nel 2019 ha adottato la normativa sul voto maggiorato e che Exor al 31 dicembre 2019 ha conseguito questo beneficio per la propria quota. La possibilità di esercitare il voto maggiorato scatta dopo due anni che un socio ne faccia richiesta. Quindi per Exor questa opzione scatterà a gennaio 2022. Significa che a fine anno la holding avrà un margine per cedere quote di capitale continuando a gestire la società. E magari rivedere l’assetto.

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