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Partecipate: cautela sull’anticorruzione

Va calibrata con attenzione l’estensione alle società pubbliche (controllate e partecipate) delle regole anticorruzione. Troppo facile e discutibile è infatti l’equiparazione delle società alla pubblica amministrazione nel nome dell’azionista di controllo. Invita a procedere con una certa cautela la risposta di Assonime alla consultazione del Mef e dell’Autorità anticorruzione. Una prudenza che è giustificata anche dal numero assai elevato delle società soggette alla disciplina anticorruzione della legge Severino: al 31 dicembre 2012, sono 423 le partecipate dalle amministrazioni centrali (più 17 dagli enti di previdenza), mentre quelle locali hanno dichiarato di detenere, direttamente o indirettamente, 35.311 partecipazioni che insistono su 7.726 enti.
La risposta di Assonime si concentra sulla necessità di una distinzione tra società che svolgono funzioni amministrative o comunque strumentali all’attività amministrativa e società, sia pure a partecipazione pubblica, che svolgono normale attività d’impresa sul mercato. Proprio queste ultime non andrebbero allora penalizzate dall’imposizione di obblighi troppo stringenti, diversi da quelli che interessano le imprese private, che potrebbero appesantirle sul piano della competitività.
Molte informazioni sullo svolgimento dell’attività d’impresa (segreti industriali, documenti che rivelano le strategie aziendali) presentano, sottolinea Assonime, profili di delicatezza dal punto di vista concorrenziale e non hanno uno specifico rilievo dal punto di vista del controllo civico. Nello stesso tempo, occorre tenere conto che tutta una serie di informazioni sulle società partecipate/controllate dalle amministrazioni è già soggetta ad obblighi di comunicazione al Mef e al dipartimento della Funzione Pubblica; è previsto il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria; per l’affidamento dei contratti pubblici esiste una specifica disciplina che tutela la trasparenza nella scelta del contraente; il decreto legislativo n. 333/2003 in attuazione di una direttiva europea sancisce regole di trasparenza nei rapporti finanziari tra pubbliche amministrazioni e imprese partecipate; disposizioni specifiche di trasparenza riguardano la disciplina dei servizi pubblici, a livello nazionale o locale.
Lo stesso criterio della strumentalità, avverte Assonime, va maneggiato con attenzione: una sua dilatazione in base alla quale ogni attività svolta dalla società potrebbe essere considerata orientata al perseguimento di un interesse pubblico renderebbe inutile l’intenzione del legislatore di limitare l’ambito di applicazione solo ad alcune attività.
Alcune informazioni previste dalla legge Severino sono poi evidentemente pensate per le sole amministrazione e non sono applicabili alle società. La tipologia delle informazioni societarie per le quali è giustificato l’accesso civico potrebbe essere ulteriormente delimitato, ad esempio escludendo l’obbligo di pubblicazione della situazione patrimoniale degli amministratori, che non sembra pertinente in quanto non connessa all’incarico.

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