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Parte (tra polemiche) il negoziato Usa-Ue

Stati Uniti ed Unione europea hanno annunciato ieri l’avvio dei negoziati per un ambizioso accordo di libero scambio tra i due blocchi. Le tensioni tra i 27 stanno però indebolendo la posizione europea in un momento in cui proprio il libero commercio deve servire a rilanciare l’economia della zona euro. In un comunicato, i Paesi del Gruppo degli Otto hanno ammesso che nonostante molti sforzi «le prospettive economiche a livello globale restano deboli».
«Vogliamo costruire una alleanza economica altrettanto forte dell’alleanza diplomatica e militare che ci unisce», ha spiegato il presidente americano Barack Obama, riferendosi alle prossime difficili trattative commerciali. Il primo round di negoziati – che si prevede possano durare due anni – si terrà a Washington in luglio. L’annuncio di Obama è giunto all’inizio di una due-giorni di incontri del Gruppo degli otto Paesi più industrializzati del mondo, qui a Enniskillen, in Irlanda del Nord.
Il vertice ieri è stato l’occasione per fare il punto sulla situazione economica. In un comunicato, il G-8 ha definito «fortemente necessaria» un’unione bancaria (nodo delicatissimo tra i 17 Paesi della zona euro); sottolineato la necessità di progressi nel risanamento dei conti americani; avvertito che il Giappone deve dotarsi di un credibile piano di bilancio a medio termine, e notato l’urgenza di «un consolidamento delle finanze pubbliche che sia differenziato sulla base delle diverse circostanze nazionali».
«Le prospettive economiche globali restano deboli – si legge nel comunicato – anche se i rischi al ribasso sono diminuiti grazie in parte alle significative scelte di politica economica prese dagli Stati Uniti, dalla zona euro e dal Giappone, e alla flessibilità delle economie emergenti e in via di sviluppo». L’ottimismo dei mercati finanziari «non si è ancora tradotto pienamente in un miglioramento generale dell’attività economica e dell’occupazione nelle economie più avanzate».
Tornando alle trattative commerciali, i 27 Paesi Ue hanno messo a punto venerdì scorso un sofferto mandato negoziale da affidare alla Commissione. La Francia ha imposto l’esclusione della produzione audiovisiva dalle trattative, provocando la viva reazione di alcuni Paesi membri e dello stesso presidente della Commissione. In un’intervista all’International Herald Tribune pubblicata ieri, José Manuel Barroso ha definito «reazionaria» la posizione francese. In una conferenza stampa a quattro, il presidente Obama, il premier inglese David Cameron, il presidente Barroso e il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy hanno fatto ieri del loro meglio per appianare le differenze e mostrare tutti i lati positivi del prossimo accordo, proposto una prima volta negli anni 90, ma allora senza successo (sempre per imposizione francese). Cameron ha stimato che la nuova intesa commerciale potrebbe creare fino a due milioni di posti di lavoro.
Dal canto suo, Obama ha esortato le parti ad «evitare per quanto possibile di rivedere l’intesa al ribasso». Il presidente americano ha ricordato che le relazioni tra Ue e Stati Uniti rappresentano «quasi la metà del Pil a livello mondiale». In questo contesto – ha aggiunto – poggiando su «migliaia di miliardi di dollari in beni e servizi ogni anno, investiamo 4mila miliardi nelle rispettive economie fino a sostenere circa 13 milioni di posti di lavoro».
Secondo molti osservatori, le trattative sono particolarmente importanti perché sono forse l’ultima possibilità per i due blocchi del mondo occidentale di imporre nuovi parametri internazionali nella regolamentazione dei prodotti industriali. Oggi Stati Uniti ed Europa hanno il peso politico e le economie di scala per introdurre i loro standard nel mondo. Tra qualche anno, il loro peso specifico sarà diminuito, mentre di converso sarà aumentato quello dei Paesi emergenti.
«La posizione francese darà certamente il pretesto agli Stati Uniti di inserire anche loro paletti e ostacoli», spiega un alto responsabile europeo. Oltre ai servizi finanziari, a rischio sono il trasporto marittimo o il dragaggio fluviale, attività in cui alcuni Paesi europei eccellono. Parigi ha criticato Barroso. Il ministro della Cultura Aurélie Filippetti ha definito i commenti dell’uomo politico portoghese «inaccettabili». In questo contesto, l’Europa rischia di iniziare le prossime trattative in posizione di debolezza.

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