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Parte tra i dubbi il piano Juncker

È con umori contrastanti che il Parlamento europeo ha accolto il piano di investimenti da 300 miliardi di euro presentato dalla Commissione europea per combattere i rischi di stagnazione. Molti deputati hanno espresso dubbi sulla proposta illustrata in aula dal presidente dell’esecutivo comunitario Jean-Claude Juncker, tenuto conto del limitato capitale iniziale. La speranza di Bruxelles però è che questo possa aumentare, grazie a un roadshow che attiri anche fondi sovrani.
In un discorso dinanzi all’assemblea parlamentare, a Strasburgo, Juncker ha spiegato ieri che «l’Europa ha bisogno di un colpo di frusta. La Commissione le fornisce i cavetti per rimettere in moto la macchina». Ha aggiunto l’ex premier lussemburghese: «È giunto il tempo di lanciare i lavori e di rimettere l’Europa all’opera», precisando che il trittico su cui si basa la nuova politica economica europea – riforme economiche, responsabilità di bilancio, investimenti – è ormai pronto.
Il pacchetto prevede la nascita di un Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi) con un capitale iniziale di 21 miliardi di euro (5 di denaro, 16 di garanzie). «Questo – ha precisato sempre Juncker – è il più importante sforzo nella recente storia dell’Unione europea per utilizzare il bilancio comunitario e creare investimenti, senza cambiare le regole». L’obiettivo è di creare prima prestiti e poi investimenti con una leva finanziaria di 15 volte il capitale originario.
La Commissione europea, guidata dall’ex premier lussemburghese da appena tre settimane, è stata costretta a trovare una soluzione che riunisse alcune condizioni, in particolare la scelta di molti Paesi di non aumentare l’indebitamento pubblico, e quindi la necessità di affidarsi alla liquidità privata, peraltro molto abbondante. Durante il dibattito parlamentare di ieri sono emersi almeno due dubbi. C’è chi ha messo l’accento su quanto possa essere aleatorio l’effetto moltiplicatore.
Il capogruppo ecologista, il belga Philippe Lamberts, ha definito «non seria» la leva finanziaria di 15 volte il capitale iniziale. Altri deputati si sono chiesti se un pacchetto da 300 miliardi di euro possa rilanciare la debole congiuntura europea. Il deputato della sinistra radicale Dimitrios Papadimoulis ha parlato di «una goccia nel mare». Il capogruppo socialista, l’italiano Gianni Pittella, ha invece salutato il primo segnale della fine dell’austerità.
Ciò detto, l’assemblea è chiamata a sostenere una iniziativa che l’Europa non può permettersi di trascurare. Bruxelles intende presentare il suo pacchetto ai capi di stato e di governo in dicembre, e poi preparare i relativi testi legislativi nelle prime settimane del 2015 per una rapida approvazione parlamentare. L’iniziativa della durata di tre anni dovrebbe vedere la luce entro la metà dell’anno prossimo. Sicuro del successo del suo piano, Juncker si è detto pronto a rinnovarlo fino alla fine del 2020.
Gli economisti della Royal Bank of Scotland hanno affermato nei giorni scorsi che l’iniziativa potrebbe rivelarsi «troppo poco» e arrivare «troppo tardi» per contrastare realmente stagnazione e deflazione. La Confederazione dei sindacati europei ha aggiunto che «la Commissione europea sembra appoggiarsi a un miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci». Mentre l’associazione imprenditoriale Business Europe ha definito la proposta «un primo passo in avanti».
Il successo del piano dipenderà dalla capacità dei Paesi di riformare le proprie economie, liberando nuove risorse, creando nuova domanda su cui possano attecchire i nuovi investimenti. Incontrando alcuni giornalisti, il vice presidente della Commissione, Jyrki Katainen, ha spiegato che il capitale iniziale è aperto non solo ai contributi dei governi europei, ma anche di investitori privati e pubblici extra-europei: «Per presentare l’iniziativa visiterò i Ventotto e anche Singapore, Qatar e Abu Dhabi».
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