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Parte il risiko nei pagamenti: Intesa entra in Nexi con il 9,9%

Intesa Sanpaolo vende un pezzo di attività nel business dei pagamenti a Nexi (per un miliardo) e reinveste parte dell’incasso (653 milioni) per diventare azionista al 9,9% del colosso paytech.

È una manovra ad ampio raggio quella comunicata ieri dal gruppo guidato da Carlo Messina. Con un blitz portato a compimento nel giro di poche settimane – il cantiere operativo è stato aperto poco più di un mese fa, benchè i primi ragionamenti fossero iniziati poco dopo l’estate -, Ca’ de Sass conferisce a una controllata di Nexi il proprio ramo d’azienda relativo all’acquiring, ovvero i servizi che il gestore della carta di credito fornisce a un esercente, per un valore pari a un miliardo. Intesa Sanpaolo venderà a Nexi – per un corrispondente corrispettivo in denaro – le azioni ricevute a fronte del conferimento e poi, con 653 milioni, acquisterà da Mercury, il veicolo che controlla Nexi , azioni di quest’ultima pari a un 9,9% del capitale sociale di Nexi.

L’operazione vale per Intesa una plusvalenza netta nell’ordine dei 900 milioni di euro. Non è detto tuttavia che la somma vada interamente a conto economico l’anno prossimo, quando l’intero deal arriverà a conclusione. Il gruppo bancario potrebbe preferire muoversi con cautela in questo senso e non spingere sull’erogazione del dividendo, preferendo piuttosto reinvestire parte del profitto in altre attività «idonee al rafforzamento della redditività sostenibile». O, magari, accelerare ulteriormente sul derisking. Forse anche per questo ieri il titolo Intesa in Borsa non ha registrato scossoni, chiudendo a +0,59%, a 2,38 euro.

Si vedrà nei prossimi mesi. Certo è che con questa mossa Ca’ de Sass fa un ulteriore passo verso la razionalizzazione della sua presenza in un settore, quello dei pagamenti, sempre più globale e dove la necessità di investimenti crescenti e le economie di scala fanno la differenza.

Nexi, data l’expertise e la potenza di fuoco, può garantire ulteriore sviluppi nel settore. E non è escluso che Intesa, mettendo un piede nell’azionariato (pur senza avere un posto in Consiglio), voglia giocare un ruolo di peso nella trasformazione in atto. Del resto, dopo aver venduto sempre a Nexi nel 2016 il business del processing delle carte di credito (Setefi), e ora a finire sul tavolo è il rapporto con gli esercenti, che a loro volta usano i Pos per accettare pagamenti con le carte di debito e credito. In questo senso, grazie alla partnership di 25 anni (rinnovabili), Nexi diventa il partner esclusivo di Intesa Sanpaolo sull’acquiring e mentre quest’ultima, manterrà la relazione con la propria clientela e rapporti commerciali, mentre distribuirà i servizi di acquiring di Nexi.

E proprio il gruppo dei pagamenti trarrà beneficio dall’operazione, come segnalato anche dal rialzo del titolo (+4,2% a 11,4 euro). Il business dell’acquiring è sostanzioso: tra ottobre 2018 e settembre 2019, secondo i dati forniti da Nexi, il volume di transazioni complessivo è stato di 66,2 miliardi circa. L’operazione genererà nel 2020 un aumento dell’Ebitda di gruppo atteso di circa per 95 milioni e un aumento a doppia cifra dei profitti per azione. Il deal verrà finanziato interamente tramite ricorso al debitamento finanziario, portando il rapporto debito netto su Ebitda atteso a circa 3,4x a fine del 2020, in linea con il range annunciato.

Nel deal, Nexi è stata assistita da Mediobanca come lead advisor finanziario, BofA Securities come advisor finanziario, da Legance e Gitti per gli aspetti legali, nonché da Pwc per la due diligence finanziaria e contabile e Kpmg per gli aspetti fiscali, mentre Mercury è stata assistita Rothschild. Intesa Sanpaolo è assistita dallo studio Pedersoli.

 

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