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Parte il Recovery Draghi: “Sfida da non perdere”

Investimenti «impossibili e impensabili fino a pochi giorni fa». Di fronte alla Camera prima, e al Senato dopo, Mario Draghi illustra il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Mette in fila i miliardi europei che serviranno ad accompagnare il Paese fuori dalla crisi generata dalla pandemia. «È un investimento sul futuro e sulle nuove generazioni». Se possibile, queste risorse andranno accompagnate da altre misure fondamentali per dare impulso alla ripresa: la riforma fiscale e un ecobonus rivisitato e corretto.
Quando prende la parola a Palazzo Madama, il presidente del Consiglio smarrisce per un attimo le coordinate. O, più probabilmente, il foglio giusto da leggere, prendendo per errore il discorso già pronunciato alla Camera: «Signor Presidente, onorevoli deputati», dice per due volte. Dopo una smorfia di disapprovazione, si corregge e sceglie l’incipit giusto: «Onorevoli senatori».
Davanti al Senato parla poco più di mezz’ora, anche se le novità più significative emergono dalla replica alla Camera. Lì il premier promette di rimettere mano al superbonus. Dopo aver ribadito lo stanziamento di 18 miliardi, Draghi assicura che il meccanismo sarà prorogato con la legge di bilancio 2022 per l’anno 2023. E aggiunge: «Già con un decreto a maggio interveniamo con delle importanti semplificazioni per agevolare la fruizione», visto che le procedure risultano troppo complesse.
Anche la rimodulazione del sistema fiscale torna spesso negli interventi dei partiti. Non è previsto direttamente nel Pnrr, ma secondo il presidente del Consiglio deve accompagnare il piano e garantire «una risposta alle debolezze strutturali del Paese ». Draghi giura che ce la metterà tutta, ma sceglie la strada della prudenza: «È auspicabile una ampia condivisione politica. Il governo si è impegnato a presentare una legge delega entro il 31 luglio 2021. Il Parlamento sarà pienamente coinvolto e svolgerà un ruolo di primo piano». Richiamare le Camere a un ruolo di camera di compensazione su un dossier così delicato sembra l’unico modo per evitare di spaccare una maggioranza così eterogenea. «È essenziale che il lavoro parlamentare giunga a compimento e che vengano fornite indicazioni politiche quanto più condivise e puntuali possibili ».
Per il resto, spazio all’elenco degli investimenti previsti. Il governo intende innanzitutto semplificare il sistema degli appalti pubblici e il codice degli appalti. Al Sud andrà il 40% delle risorse complessive del Recovery, ma «le risorse saranno sempre poche se uno non le usa», va superata «una storica inerzia nella fase di progettazione». E ancora, risorse da investire per una transizione energetica che senza Recovery richiederebbe «più di 30 o 40 anni… Il Pnrr alloca circa il 40% delle risorse ad obiettivi climatici, ben oltre l’obiettivo europeo del 37%». E poi ancora 6,31 miliardi per banda larga e 5G, 8 miliardi per il turismo. Ma a un punto il premier sembra tenere particolarmente: i 4,6 miliardi per gli asili nido, aumentando la “capienza” di 230.000 nuovi posti.
L’ultimo passaggio è quello dedicato alla governance. Gli appetiti dei partiti sono noti, ma il premier continua ad alzare l’asticella (e a gelare le speranze delle forze di maggioranza). «La vera sfida è trovare un modo di attuazione dove le amministrazioni locali e l’esecutivo trovino uno schema di governo del piano ». Si dovrà fare in fretta, come si è fatto in fretta per preparare il Pnrr entro il 30 aprile: «Indubbiamente i tempi erano ristretti», ma «ribadisco l’enorme rispetto che abbiamo per il Parlamento».
«La giornata di oggi non è una cosa su cui dispiacersi, è positiva per l’Italia», ha detto Draghi nelle repliche ai senatori. Il Pnrr «è una sfida che non si può perdere» perchè in Europa «non ci sarebbe un’altra occasione per una politica fiscale comune ». La Camera dà il via libera alle comunicazioni di Draghi con 442 voti a favore, 19 contrari e 51 astenuti. Il Senato fa lo stesso con 224 sì, 16 no e 21 astenuti.
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